Rapporto sui risultati
Consultazione 2014/77: 10.538 Iv.pa. Legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio. Escludere le derrate alimentari dal campo d'applicazione del principio «Cassis de Dijon» · 18 pagine
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3.4. Associazioni e altre organizzazioni
Delle tre associazioni mantello nazionali dei Comuni, delle città e delle regioni di montagna interpellate si è pronunciata soltanto la SAB, che si è dichiarata favorevole alla revisione parziale della LOTC. L’UCS ha rinunciato a prendere posizione per mancanza di risorse. L’ACS non si è pronunciata.
Delle associazioni mantello nazionali dell’economia, soltanto l’USC è favorevole alla revisione parziale della LOTC; economiesuisse, l’USS e l’USAM sono contrarie. L’USI non ha rilasciato un parere perché ritiene che questo tema non riguardi i datori di lavoro. Tre associazioni mantello dell’economia (ASB, SIC Svizzera e Travail.Suisse) non si sono pronunciate.
Sul progetto si sono pronunciate altre 43 organizzazioni e associazioni (di cui quattro interpellate ufficialmente). 14 si sono dichiarate favorevoli al progetto (ACCS, acsi, AISDA, Associazione Svizzera Frutta, CP, FER, fPv, FRC, LDK, Plateforme pour une agriculture socialement durable, SMP, SVKH, uniterre, VSW). L’acsi, l’AISDA, l’ASCV, il CP, la FER, la fPv e la FRC hanno presentato proposte di modifica e suggerimenti. 29 organizzazioni e associazioni respingono il progetto (CCiG, COMCO, Coop, Dachorganisationen Wirtschaft Graubünden, FPC, hotelleriesuisse, IG DHS, IHK St. Gallen und Appenzell, IHZ, kf, Manor, Markant Syntrade, Migros, ProMarca, scienceindustries, Selecta, Spar [Handels AG und Management AG], SPR, Swiss Retail Federation, TopCC, Turm, UPSC, Valora, Volg, VSIG, Veledes, VSUD e ZHK). CCiG, COMCO, FPC, kf, IHK St. Gallen und Appenzell, ProMarca, SPR, USS, VSIG e ZHK hanno anche presentato proposte di modifica.
Le associazioni e le organizzazioni favorevoli alla revisione affermano che il principio
«Cassis de Dijon» indebolisce lo standard svizzero di qualità perché, in virtù della disposizione sulla non discriminazione dei produttori svizzeri, verrebbero di fatto «importate» dall’estero prescrizioni tecniche meno rigorose. Rispetto ai prodotti fabbricati secondo le prescrizioni svizzere, in circa la metà delle derrate alimentari autorizzate secondo il principio «Cassis de Dijon» ingredienti pregiati sono sostituiti da altri più economici. L’impatto negativo del principio «Cassis de Dijon» sul livello di qualità delle derrate alimentari è in contraddizione con la strategia di qualità della Confederazione. La consapevolezza che l’agricoltura svizzera non è in grado di rivaleggiare nel settore della produzione di derrate alimentari a causa del livello dei costi troppo alto in Svizzera, ha indotto l’agricoltura e la filiera alimentare a puntare sulla qualità. Gli sforzi intrapresi in questo campo sarebbero vanificati dal principio «Cassis de Dijon». Si sostiene inoltre che, sotto il regime del principio «Cassis de Dijon», è più difficile posizionare sul mercato le derrate alimentari prodotte secondo le prescrizioni svizzere. Inoltre, il principio «Cassis de Dijon» consentirebbe di aggirare la protezione dei consumatori dagli inganni, perché permette la fabbricazione di prodotti in Svizzera secondo prescrizioni estere senza che i consumatori siano messi in condizioni di saperlo. Visto che il prodotto reca la dichiarazione di origine «Svizzera», i consumatori sono indotti a considerarlo fabbricato secondo le prescrizioni svizzere.
Il progetto è anche sostenuto perché le decisioni di portata generale secondo il principio «Cassis de Dijon» possono essere utilizzate da tutti gli interessati e perché di conseguenza tali decisioni sono giuridicamente vincolanti. I sostenitori del progetto ritengono che sia illegale trasferire di fatto a un Ufficio federale la competenza legislativa, tanto più che l’attuazione corretta del principio «Cassis de Dijon» non può essere verificata, visto che secondo la giurisprudenza soltanto i richiedenti possono interporre ricorso contro decisioni di portata generale.
Un altro argomento addotto dai favorevoli al progetto è che, al contrario delle previsioni, non vi è stata, se non in misura minima, una diminuzione dei prezzi. Secondo l’ASCV sono altri i fattori che influenzano la formazione dei prezzi: i dazi doganali, il diritto dei brevetti, il livello dei salari, i margini di guadagno e, in particolare, il potere d’acquisto in Svizzera. Per l’USC se si verificherà in futuro una diminuzione dei prezzi, sarà soltanto perché aumenteranno sul mercato i prodotti di qualità inferiore. L’USC, l’Associazione Svizzera Frutta e l’ACCS critica-