Rapporto sui risultati

Consultazione 2014/77: 10.538 Iv.pa. Legge federale sugli ostacoli tecnici al commercio. Escludere le derrate alimentari dal campo d'applicazione del principio «Cassis de Dijon» · 18 pagine

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no i costi elevati della procedura di autorizzazione. Secondo l’ACCS, la procedura di autorizzazione è complessa e costosa e per questa ragione vi si fa capo con moderazione.

L’acsi e la FRC ritengono che con il principio «Cassis de Dijon» e la disposizione volta a impedire la discriminazione dei produttori svizzeri vengano importati non tanto prodotti quanto piuttosto prescrizioni tecniche, che sono più blande di quelle svizzere. D’altronde, l’UE non tiene conto del principio di non discriminazione dei produttori nazionali nell’attuazione del principio «Cassis de Dijon». Questo principio rimette in causa l’applicabilità della legislazione svizzera determinando incertezza giuridica e mancanza di trasparenza nei confronti dei consumatori.

L’acsi è anche favorevole al progetto perché ritiene che il principio «Cassis de Dijon» abbia ridotto la qualità dell’informazione e la sicurezza delle derrate alimentari e incoraggi brutte abitudini alimentari nelle fasce di popolazione più deboli sotto il profilo socioeconomico rafforzando in tal modo le disuguaglianze sociali.

L’AISDA, l’USC e l’ACCS rilevano che l’esecuzione del principio «Cassis de Dijon» a livello cantonale è difficile e costosa. Per l’AISDA gli ostacoli al commercio saranno ad ogni modo eliminati nel quadro del futuro adeguamento del diritto in materia di derrate alimentari svizzero a quello dell’UE.

L’ASMC è favorevole al progetto, perché ritiene che allo stato attuale non vi sia una distinzione giuridica sufficiente tra medicamenti fitoterapeutici e integratori alimentari vegetali. Le condizioni per l’omologazione dei medicamenti secondo la legge sugli agenti terapeutici sono sensibilmente più rigorose rispetto a quelle per gli integratori alimentari secondo gli articoli 16c e 16e LOTC. Il mercato sarebbe sommerso da integratori alimentari provenienti dall’UE. I consumatori, come pure il personale specializzato del settore, non riuscirebbero più a distinguere la loro efficacia e il loro dosaggio. I clienti rischierebbero di essere tratti in inganno e i fabbricanti di medicamenti con un’omologazione rilasciata da Swissmedic sarebbero sfavoriti. Il principio «Cassis de Dijon» determinerebbe uno spostamento verso gli integratori alimentari nel settore dei medicamenti fitosanitari e della medicina complementare, ragion per cui – fintanto che non vi sia una chiara distinzione tra medicamenti fitosanitari e integratori alimentari vegetali – è opportuno abolirlo.

Secondo la FER, il progetto deve essere sostenuto perché, sotto il profilo politico, non ha senso che la Svizzera applichi unilateralmente il principio «Cassis de Dijon».

Le associazioni e le organizzazioni che respingono il progetto sostengono che il principio «Cassis de Dijon» sia uno strumento essenziale per lottare contro l’elevato livello dei prezzi in Svizzera e ridurre gli ostacoli tecnici al commercio. Sottolineano che l’obbligo di ottenere un’autorizzazione per le derrate alimentari soggette al principio «Cassis de Dijon» garantisce trasparenza, qualità, sicurezza e salute. In questo contesto USDAM e FPC fanno notare che i criteri adottati nella prassi in materia di autorizzazione sono applicati alla lettera e che le verifiche sono svolte in modo accurato. economiesuisse aggiunge che il Consiglio federale può inoltre prevedere in qualsiasi momento nuove eccezioni al principio «Cassis de Dijon» se determinati prodotti dovessero pregiudicare interessi pubblici preponderanti. Inoltre, secondo IG DHS con il progetto «Swissness» sono in programma ulteriori disciplinamenti intesi a proteggere lo standard svizzero in termini di qualità e di produzione. IG DHS e FPC ritengono che l’articolo 10a OIPPE introdotto successivamente offra all’agricoltura e alla filiera alimentare una protezione sufficiente per contrastare la pressione indesiderata esercitata sulla qualità dell’offerta di derrate alimentari. I contrari al progetto sono perciò dell’avviso che ai favorevoli non interessi tanto l’invocata protezione dei consumatori quanto la sicurezza di smerciare i prodotti agricoli nazionali isolando il mercato svizzero, operazione che rientra nell’interesse di singole persone. A pagare il conto sarebbero alla fine i consumatori.

I contrari al progetto giustificano inoltre la propria posizione affermando che gli ostacoli tecnici al commercio, che il progetto aumenterebbe invece di ridurre, impedirebbero o renderebbero del tutto impossibili le importazioni parallele e condurrebbero il mercato svizzero a una situazione di isolamento. Questo danneggerebbe tutta l’economia della Svizzera, un Paese