Rapporto esplicativo
Consultazione 2016/36: Politica climatica della Svizzera dopo il 2020: approvazione dell'Accordo di Parigi sul clima; collegamento del sistema di scambio di quote di emissioni della Svizzera con quello dell'Unione europea (UE) e revisione totale della legge sul CO2 per il periodo dopo il 2020 · 66 pagine
Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 13Fedlex · Rapporto esplicativo
- 13 -
3 Politica climatica internazionale
3.1 Andamento e risultati dei negoziati
Alla 21ma Conferenza delle Parti alla Convenzione dell’ONU sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNCCC), svoltasi nel dicembre 2015 a Parigi, la comunità degli Stati ha deciso un nuovo accordo sul clima per il periodo successivo al 2020 (cfr. all. 1).
L’Accordo di Parigi segna una pietra miliare nello sviluppo della politica ambientale e climatica internazionale, poiché viene ampiamente indebolita la rigida bipartizione della comunità degli Stati in Paesi industrializzati e Paesi in sviluppo nella Convenzione sui cambiamenti climatici e nel Protocollo di Kyoto (cfr. n. 2.2). Per la prima volta tutti gli Stati sono obbligati ad adottare provvedimenti concreti volti a ridurre le emissioni di gas serra; possono stabilire i loro obiettivi conformemente ai propri presupposti individuali. L’Accordo di Parigi istituisce un quadro giuridicamente vincolante e contiene elementi dinamici per l’aumento delle prestazioni di riduzione (cfr. n. 3.2.1). Il rispetto degli obiettivi di riduzione non è tuttavia giuridicamente vincolante e l’Accordo non contiene alcun meccanismo sanzionatorio per i Paese che non raggiungono gli obiettivi presentati.
Prima della Conferenza sul clima a Parigi tutti gli Stati erano stati esortati ad annunciare i rispettivi contributi alla riduzione di gas serra previsti e determinati a livello nazionale (Intended Nationally Determined Contributions, INDC) per il periodo successivo al 2020. 189 Paesi hanno seguito questo invito, annunciando i propri INDC. Se questi obiettivi vengono realizzati in modo coerente, conformemente ai modelli climatici entro il 2100 il clima globale si riscalderà di 2,7 gradi centigradi. Viene così nettamente superata la soglia critica di 2 gradi a partire dalla quale è probabile che si verifichi una pericolosa alterazione del sistema climatico.
L’Accordo di Parigi è aperto alla firma dal 22 aprile 2016 a New York. Alla cerimonia d’apertura 175 capi di Stato e di Governo – tra cui la Svizzera – hanno confermato le proprie intenzioni per una protezione climatica incisiva. Nel frattempo, 177 Paesi20 hanno firmato l’Accordo e 20 Paesi21, responsabili dello 0,4 per cento delle emissioni di gas serra mondiali, lo hanno già ratificato. Inoltre, importanti Paesi come Stati Uniti, Cina, Messico hanno annunciato di volere ratificare l’Accordo ancora quest’anno. Si prevede di conseguenza che in molti Stati il processo di ratifica avanzi rapidamente, così che il numero minimo per un’entrata in vigore – ratifica da parte di 55 Stati e copertura del 55 per cento delle emissioni globali di gas serra – dovrebbe realizzarsi già nel 2017 o al più tardi nel 2018. La prima Conferenza dopo l’entrata in vigore è la prima Conferenza delle Parti22 all’Accordo di Parigi (Conference of the Parties serving as the Meeting of the Parties to the Parigi Agreement, CMA) che deve decidere modalità di attuazione.
L’Accordo di Parigi può essere approvato o respinto soltanto integralmente, non consente di esprimere un parere sui singoli articoli in modo differenziato.
20 176 Stati e l’Unione europea
21 Stato: fine luglio 2016
22 La Conferenza delle Parti si compone dei Paesi che hanno ratificato l’Accordo di Parigi.