Rapporto esplicativo
Consultazione 2018/18: Codice di procedura civile (Miglioramento della praticabilità e dell'applicazione) · 101 pagine
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casi (cpv. 2bis per. 2°); infatti a questo proposito la legge presenta una lacuna. Secondo il diritto vigente tra la notificazione della decisione non motivata e la presentazione di un'impugnazione non vi è alcuna istanza competente, tanto più che senza motivazione scritta non è possibile presentare un'impugnazione. Nell'interesse della certezza del diritto occorre colmare questa lacuna. Ciò riguarda da una parte i casi in cui contro la decisione vi è un mezzo di impugnazione dotato di effetto sospensivo (in particolare l'appello) e, dall'altra i casi in cui l’esecuzione diretta di una decisione non motivata può essere chiesta senza possibilità di sospensione. In entrambi i casi è competente il giudice che ha preso la decisione. Inoltre, per tutelare la controparte il giudice può se necessario ordinare provvedimenti conservativi o la prestazione di garanzie (cpv. 2bis per. 3°).
Art. 241 cpv. 4
La disposizione disciplina la fine del procedimento in seguito a transazione, acquiescenza o desistenza. In questi casi, il procedimento termina senza che il giudice prenda una decisione materiale. Il procedimento è terminato direttamente da un cosiddetto surrogato di decisione (vale a dire transazione, acquiescenza o desistenza secondo il cosiddetto modello bernese). Per motivi di prova e per garantire l'esecutività del surrogato di decisione, il giudice deve rendere una decisione di stralcio supplementare di portata prettamente dichiarativa (cfr. art. 241 cpv. 3 CPC).
Il surrogato di decisione non può in linea di massima essere impugnato né mediante appello né mediante reclamo, ma mediante revisione conformemente all'articolo 328 capoverso 1 lettera c CPC178. In questo ambito il surrogato di decisione è oggetto di un'impugnazione di diritto civile. Nella maggior parte dei casi le parti fanno valere vizi della volontà come errore, dolo, timore intervenuti durante la conclusione o la realizzazione del surrogato di decisione che nella maggiore parte dei casi è una transazione.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale non vi è alcun mezzo per impugnare la decisione di stralcio secondo l'articolo 243 capoverso 3 CPC, con l'eccezione del punto delle spese contro il quale è possibile presentare reclamo179. Questa situazione giuridica è soddisfacente solo in parte: oltre ai motivi di diritto civile che permettono di contestare il surrogato di decisione, ve ne sono altri che possono implicare l'assoluta inefficacia del surrogato e quindi la sua nullità. Si tratta innanzitutto di vizi di natura formale come ad esempio il fatto che il verbale non sia stato firmato (art. 241 cpv. 1 CPC), la mancanza del potere di rappresentanza del rappresentante firmatario o il fatto che la controversia non può essere risolta mediante transazione. Vi sono però anche vizi di natura materiale come la violazione di principi imperativi del diritto civile (art. 27 CC, art. 20 CO). In questi casi, il surrogato di decisione non ha effetti giuridici in nessun momento. Quindi, infine anche un'eventuale decisione di stralcio fondata su di esso è viziata. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale anche in questi casi occorre impugnare una simile decisione
178 DTF 139 III 133 consid. 1.3
179 DTF 139 III 133 consid. 1.2