Rapporto esplicativo
Consultazione 2018/79: Politica agricola a partire dal 2022 · 160 pagine
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Il grado di autoapprovvigionamento, ossia la quota della produzione indigena rispetto al consumo, dipende non solo dall’andamento della produzione indigena, ma anche dall’evoluzione demografica. Nonostante la crescita demografica, il grado di autoapprovvigionamento lordo è rimasto costante negli ultimi anni. Quello netto è leggermente diminuito a causa dell’aumento delle importazioni di alimenti per animali. Il 2016 è stato uno degli anni peggiori nella storia agricola recente in termini di produzione vegetale. Le scarse rese hanno portato a un grado di autoapprovvigionamento lordo eccezionalmente basso, pari al 56 per cento. Da quest’anno eccezionale non si può tuttavia desumere una tendenza al ribasso.
Figura 8: Evoluzione della produzione di calorie e del grado di autoapprovvigionamento
Le terre coltive sono fondamentali per la produzione di derrate alimentari in modo vincolato al suolo e per la fornitura di servizi ecosistemici da parte dell’agricoltura. Tra il 1979/85 e il 2004/09 sono andati persi 107 900 ettari di superficie agricola, ma se ne sono censiti 22 900 di nuova. La flessione netta ammonta a 85 000 ettari circa (-5,4 %). Due terzi della perdita riguardano le superfici agricole nella regione con insediamenti permanenti e un terzo le superfici utilizzate a scopo alpestre nella regione d’estivazione. Nella zona con insediamenti permanenti, il 90 per cento della perdita di terre coltive è riconducibile all’espansione degli insediamenti. L’aumento più marcato si è registrato nell’area edificata (31 000 ha). Quasi un quinto di tale incremento è da ascriversi all’aumento delle aree edificate agricole.
Oltre all’espansione degli insediamenti, un ruolo significativo è svolto soprattutto dall’avanzamento del bosco, responsabile in quasi un terzo della perdita di terre coltive. Tra il 1979/85 e il 2004/09 la superficie boschiva e quella con vegetazione arbustiva non produttiva su terreni agricoli sono aumentate di circa 27 000 ettari. L’avanzamento del bosco ha interessato principalmente le superfici gestite a scopo alpestre. Con la Politica agricola 2014-2017, grazie a contributi di declività più differenziati e maggiori, al contributo per le zone in forte pendenza e al contributo di alpeggio è cresciuto l’interesse a preservare l’apertura del paesaggio rurale. Si parte dal presupposto che in tal modo sarà possibile raggiungere l’obiettivo prefissato in relazione alla riduzione dell’avanzamento del bosco. Sarà tuttavia necessario ancora molto impegno per ridurre la perdita di terre coltive al di sotto di 1 000 ettari l’anno.