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Consultazione 2021/36: Rapporto sulla politica di sicurezza 2021 · 43 pagine
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Rapporto sulla politica di sicurezza (bozza) Pagina 21 _____________________________________________________________________________________
tendenzialmente la probabilità di catastrofi tecnologiche, a causa della concentrazione di agglomerati e infrastrutture nonché di catene di approvvigionamento complesse e dei ciber-rischi sono però aumentate al contempo le vulnerabilità.
2.3.10 Aspetti di politica di sicurezza della migrazione
Di per sé la migrazione non è una minaccia rilevante per il nostro Paese in materia di politica di sicurezza, ma può comportare fenomeni concomitanti significativi per quest’ultima, quali il traffico e la tratta di esseri umani, la criminalità, l’estremismo violento e il terrorismo. In particolare, la migrazione da zone di crisi del Vicino e Medio Oriente e dell’Africa settentrionale cela il rischio di infiltrazioni di attori jihadisti. Molti Stati europei, tra cui la Svizzera, hanno però intensificato i controlli dei richiedenti l’asilo, concentrandosi su potenziali jihadisti. Inoltre, molte rotte migratorie non sono più così aperte e permeabili e i Paesi di transito lungo le principali rotte migratorie hanno migliorato i controlli alle frontiere. Sono stati rafforzati anche i controlli alle frontiere esterne dell’UE.
Nei Paesi d’origine i fattori scatenanti della migrazione globale sono i conflitti militari, etnici o religiosi, le tensioni sociali, le situazioni negative in termini di sicurezza, la persecuzione politica, la crescita demografica nei Paesi a basso reddito, le cattive situazioni economiche, la disoccupazione, la mancanza di prospettive, la povertà e le insufficienti possibilità di formazione. Anche i cambiamenti climatici determineranno un aumento della migrazione a medio e lungo termine. Nei Paesi di destinazione, favoriscono l’immigrazione il fabbisogno di manodopera in caso di invecchiamento della popolazione nei Paesi ad alto reddito, i ricongiungimenti familiari, le comunità della diaspora esistenti, la stabilità politica, le situazioni favorevoli a livello di sicurezza e le possibilità di formazione. La pandemia da COVID-19 dovrebbe condurre praticamente tutti i Paesi a un peggioramento della situazione economica e a un aumento della disoccupazione. Avrà tuttavia un impatto maggiore su molti Stati dell’Africa e del Vicino e Medio Oriente che non su molti Stati europei e potrebbe pertanto determinare un incremento della migrazione entro uno–tre anni.
I richiedenti l’asilo fuggono in primo luogo nei Paesi circostanti. L’Europa e la Svizzera rimangono tuttavia un obiettivo importante per la migrazione. soprattutto da Paesi del Vicino e Medio Oriente e dell’Africa. In virtù del contesto geografico, per il nostro Paese rimane prioritaria la migrazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale (principalmente dalla Libia all’Italia). La seconda rotta più importante è quella orientale lungo il Mediterraneo e i Balcani. Se nel complesso cresce l’importanza della rotta occidentale (Stretto di Gibilterra e Isole Canarie) per la migrazione verso l’Europa occidentale, è però poco importante per la migrazione secondaria verso la Svizzera. Dato il contesto geografico, rimarranno le tre rotte principali attraverso il Mediterraneo. Tuttavia, è da prevedere una (ulteriore) diversificazione delle rotte e un adeguamento delle reti di trafficanti e dei metodi alle rispettive misure dei Paesi di transito e di destinazione. Spesso le rotte alternative, ad esempio una via settentrionale attraverso la Russia e la Finlandia, sono troppo impegnative e finora sono state utilizzate da un numero troppo limitato di migranti per potersi consolidare quali rotte principali. Non si può tuttavia escludere completamente che sorgano nuove rotte, nello specifico se altri Stati vogliono sfruttare la migrazione come mezzo di pressione contro l’Europa. Almeno a breve e medio termine,