Rapporto esplicativo

Consultazione 2021/97: Modifica della legge federale sulla esecuzione e sul fallimento (Procedura di risanamento per persone fisiche) · 65 pagine

Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 12Fedlex · Rapporto esplicativo

Rapporto esplicativo per l’avvio della procedura di consultazione

Studio sull’uso degli attestati di carenza di beni

Lo studio intendeva precisare quali svantaggi potrebbe comportare per i creditori la nuova procedura di liberazione dal debito residuo. A questo scopo, è stata effettuata una stima dei casi in cui secondo la situazione giuridica attuale, una nuova rivendi- cazione dei crediti, per i quali era già stato emesso un attestato di carenza di beni, avrebbe avuto buone prospettive di riuscita e quali sarebbero stati i costi. L'attenzione si è quindi concentrata sulla rivendicazione di crediti a lungo termine nei confronti di privati sovraindebitati e sottoposti a una procedura di pignoramento infruttuosa, visto che sarebbero loro i potenziali destinatari delle nuove procedure. Dato che i creditori fanno valere gran parte degli attestati di carenza di beni al di fuori della procedura di esecuzione, è stato scelto l’approccio di uno studio qualitativo sotto forma di interviste per ottenere, con un onere ragionevole, valutazioni e risultati rappresentativi. Sono stati intervistati creditori particolarmente interessati (agenzie di incasso crediti, uffici fiscali, assicuratori malattie, agenzie di incasso alimenti, banche, agenzia di riscossi- one del canone radiotelevisivo), nonché uffici di consulenza sui debiti e uffici dei fallimenti. Sono inoltre anche state consultate le statistiche disponibili e la pertinente letteratura. Il rapporto finale fornisce un quadro approssimativo della gestione e del valore residuo dei crediti rivendicati tramite attestati di carenza di beni.

Secondo il rapporto, il 6% dei privati in Svizzera possiedono almeno un attestato di carenza di beni e il numero degli stessi ammonta a diversi milioni. L’importo stimato è di circa 20 miliardi di franchi svizzeri. I debiti fiscali e il mancato pagamento dei premi delle casse malati formano generalmente le categorie di debito più comuni.

Gli attestati di carenza di beni sono gestiti per un periodo relativamente lungo dai creditori stessi o da agenzie d’incasso professionali. Il termine di prescrizione di 20 anni previsto all’articolo 149a capoverso 1 LEF è applicato raramente, poiché è regolarmente interrotto da atti legali dei creditori per promuovere ad esempio una nuova esecuzione. Secondo i creditori intervistati la probabilità più alta di riscuotere un credito si realizza tra tre e otto anni dal rilascio dell’attestato di carenza di beni, in tale periodo è infatti possibile che il debitore abbia sanato la sua situazione finan- ziaria. Mentre otto anni dopo il rilascio dell’attestato la probabilità di rimborso tende di nuovo verso lo zero. Lo sviluppo del valore di un credito derivante da un attestato di carenza di beni segue quindi una curva a forma di S orizzontale: negli anni imme- diatamente successivi all'emissione dell’attestato di carenza di beni il valore è piutto- sto basso, poiché il debitore deve prima reintegrarsi economicamente. In seguito il valore aumenta in modo lineare, per poi nuovamente diminuire tra il terzo e l’ottavo anno dal rilascio dell’attestato di carenza di beni. Infatti, dopo tale periodo, il valore dell’attestato tende verso lo zero. È possibile che alcuni rimborsi vengano effettuati più tardi, ma la probabilità è bassa.

Il valore degli attestati di carenza di beni per tutto il periodo di gestione è valutato in modo diverso dai creditori a seconda della composizione del loro portfolio e dell'in- tensità di trattamento. L’associazione delle società d’incasso (Inkasso Suisse, ex vsi) ha dichiarato che circa 60% degli attestati di carenza di beni non sono mai oggetto di alcun rimborso. Il credito è interamente rimborsato solo nel 12% dei casi. Il rimborso medio su tutti gli attestati e sull'intero periodo di gestione è pari al 17% dei crediti risultanti dagli attestati di carenza di beni iniziali. Il rapporto Ecoplan afferma inoltre