Rapporto esplicativo
Consultazione 2025/63: Approvazione della modifica al trattato sulla Carta dell’energia · 40 pagine
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addotti figurano la tutela degli investimenti operati nei materiali energetici fossili, la poca trasparenza nella soluzione delle controversie tramite tribunali arbitrali, le azioni legali abusive intentate in virtù dell’ECT nonché l’effetto dissuasivo che la tutela degli investimenti e la minaccia di azioni legali da parte degli investitori possono avere sulle politiche in materia di energia e clima (cosiddetto regulatory chill). Questa critica è giustificata solo in parte. Infatti, ad esempio, solo una parte degli investimenti globali in combustibili fossili è coperta dall’ECT. Già nella sua forma attuale l’ECT consente agli Stati contraenti di intervenire con atti normativi a tutela dell’interesse pubblico, a condizione che siano rispettati alcuni principi giuridici, quali la non discriminazione e la proporzionalità. Inoltre, il Trattato contiene già disposizioni in materia di ambiente e sviluppo sostenibile, come ad esempio l’articolo 19 «Aspetti ambientali».
Questa critica è emersa anche durante i negoziati sulla modernizzazione. Di conseguenza nell’ECT modernizzato sono state rafforzate le disposizioni sulla sostenibilità e sul diritto degli Stati di regolamentare e sono state introdotte nuove disposizioni in materia di trasparenza e contro i ricorsi abusivi. Per le Parti contraenti che lo desiderino, inoltre, è prevista la possibilità di escludere nel proprio territorio i combustibili fossili dalla tutela gli investimenti (cosiddetto carving-out degli investimenti fossili).
In seguito a diverse azioni legali intentate da alcuni investitori contro l’Italia per la riduzione retroattiva degli incentivi al fotovoltaico, nel 2016 l’Italia si è ritirata dall’ECT. Dopo la conclusione sul piano materiale dei negoziati per la modernizzazione del Trattato nel giugno 2022, nel dicembre dello stesso anno alcuni Stati membri dell’UE hanno bloccato l’adozione dell’esito negoziale. Successivamente diversi Stati membri dell’UE hanno comunicato il loro recesso dall’ECT, tra cui Germania, Francia, Polonia, Lussemburgo, Slovenia, Portogallo, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca. La Lituania ha notificato il suo recesso a partire da agosto 2026. I suddetti Stati membri dell’UE ritengono l’esito dei negoziati insufficiente e l’attuale ECT troppo restrittivo, in particolare a causa dei procedimenti intra-UE, dell’incertezza giuridica relativamente all’applicazione dell’ECT tra Stati UE e investitori UE, delle carenze sul piano della sostenibilità e dell’assenza di un tribunale arbitrale multilaterale per gli investimenti.8 Nel maggio 2024 il Consiglio dell’UE ha deciso che l’UE e l’EURATOM si sarebbero ritirati dall’ECT in qualità di membri autonomi (con effetto da maggio 2025), lasciando però agli Stati membri la facoltà di decidere se rimanere nel Trattato9. Ad oggi 16 dei 27 Stati Membri dell’UE (tutti tranne quelli succitati) non hanno dichiarato l’intenzione di recedere dall’ECT. A causa dei ritardi nella modernizzazione del Trattato dovuti all’UE, anche il Regno Unito ha deciso di uscire dal Trattato. Visto che a partire dall’agosto 2026 trentanove Parti contraenti, quindi un numero considerevole, saranno ancora nell’ECT, il Trattato continua a ricoprire un ruolo importante per la Svizzera.
8 Cfr. sentenza della Corte di giustizia del 2 settembre 2021, Repubblica di Moldova contro Komstroy LLC, C-741/19, ECLI:EU:C:2021:655, disponibile all’indirizzo https://curia.europa.eu > Formulario di ricerca
9 Cfr. il comunicato stampa del Consiglio dell’UE del 27 giugno 2024, disponibile all’indirizzo www.consilium.europa.eu > Notizie e media > Comunicati stampa