Rapporto esplicativo

Consultazione 2026/23: Decreto federale concernente il finanziamento di uscite per l’armamento dell’esercito tramite un aumento dell’imposta sul valore aggiunto · 44 pagine

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Le attuali lacune critiche in termini di capacità e di equipaggiamento limitano le possibilità dell’esercito di proteggere il Paese e la popolazione in modo efficace e per un periodo prolungato dalle conseguenze della situazione in materia di sicurezza aggravata in Europa. Le lacune in termini di capacità e di equipaggiamento rappresentano un pericolo anche per il principio di milizia, poiché i militari di milizia, che svolgono il loro compito di difesa mettendo a rischio la propria vita, dovrebbero poter contare su materiale in quantità sufficiente e di buona qualità.

In termini concreti, oggi all’esercito mancano capacità importanti per poter adempiere ai propri compiti di difesa da minacce probabili:

- Nel caso delle minacce ibride si è visto che spesso tali attacchi vengono preparati

senza essere individuati e che l’esercito è in grado di reagire solo nel momento in cui si sono già verificati perturbazioni o attacchi. Al contempo, in presenza di tensioni elevate la capacità di condotta è limitata, poiché manca una trasmissione di dati stabile e continua. Ciò complica il coordinamento e rallenta l’azione, in particolare quando sono in corso diversi impieghi contemporaneamente. Anche i ciberattacchi coordinati rivolti contro infrastrutture critiche rappresentano una grande sfida, in quanto la loro velocità, complessità e il loro vasto impatto possono essere gestiti solo con un dispendio elevato. Inoltre, l’esercito non è attualmente in grado di contrastare in maniera efficace i mini droni, impiegati spesso nei conflitti moderni. Se si aggiungono diversi impieghi paralleli o di durata prolungata, l’esercito raggiunge ben presto i propri limiti, sia in termini di approvvigionamento, sia in termini di personale, strutture di condotta o mezzi specializzati.

- Anche gli attacchi a distanza rappresentano una sfida importante per l’esercito, dato

che richiedono tempi di reazione particolarmente brevi. Una volta introdotti, i sistemi di difesa terra-aria a media gittata (IRIS‑T) e a lunga gittata (Patriot) ordinati consentiranno soltanto di proteggere contemporaneamente un numero limitato di infrastrutture critiche o di centri urbani. Inoltre, l’esercito dispone solo in misura limitata di mezzi propri per riuscire a individuare tempestivamente minacce di ampia portata e avere sufficiente tempo per lanciare l’allarme. Specialmente nel caso di missili molto veloci e difficilmente individuabili rimane quindi poco margine di manovra per adottare misure di protezione e di difesa. A complicare ulteriormente la situazione è la mancanza di una solida capacità di condotta e di interconnessione che sarebbe necessaria per reagire in modo efficace. Anche i diversi tipi delle possibili minacce, come missili da crociera, droni, effettori guidati o sistemi balistici, comportano capacità molto diverse tra loro per le attività di difesa. Ciò aumenta ulteriormente il grado di complessità. Infine, l’esercito non dispone di effettori propri di ampia portata che sarebbero necessari per dissuadere un aggressore in modo credibile dal compiere un attacco e per essere in grado di reagire in maniera efficace in caso di evento reale.

Vi sono lacune di capacità anche per quanto concerne la difesa da un attacco su larga scala contro la Svizzera. Attualmente l’esercito è in grado di ritardare o arginare un tale attacco solo in misura limitata a livello locale e temporale a causa dei mezzi a disposizione. Ciò è riconducibile, tra l’altro, alle seguenti limitazioni: vi sono limiti a livello materiale per la mobilità protetta; tale circostanza pregiudica sia la mobilità, sia la capacità di sopravvivenza della truppa, in particolare in presenza di una minaccia crescente. Anche mezzi radio moderni e robusti, indispensabili per una condotta