Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/27: Legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI) (strumenti per la ricerca specifica di informazioni) · 77 pagine
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tre, a causa della mancanza di un’intesa a livello internazionale, non è opportuno inserire una definizione nella legge formale.
Nel corso degli ultimi anni, la situazione della sicurezza in Svizzera si è costantemente aggravata, in particolare per quanto riguarda la minaccia terroristica. In base alle valutazioni attuali la Svizzera non è un obiettivo prioritario del terrorismo di matrice islamista. Tuttavia, il pericolo di attacchi terroristici è elevato in tutta l’Europa e quindi anche la Svizzera risulta coinvolta alla pari degli altri Stati dell’Europa occidentale. Il Consiglio federale è giunto a questa conclusione nell’«Analisi della situazione attuale e dei rischi per la Svizzera dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001» presentata al Parlamento il 26 giugno 2002. A causa della situazione della sicurezza tuttora tesa in Iraq e nel Medioriente, le minacce permangono gravi, in particolare per le installazioni e i cittadini degli Stati Uniti e dei loro alleati, quali la Gran Bretagna, l’Italia, la Spagna e la Polonia, ma anche Israele e, a causa delle loro forti minoranze musulmane, la Germania e la Francia.
Con gli attentati di Istambul (15 e 20 novembre 2003), Madrid (11 marzo 2004) e Londra (7 e 21 luglio 2005) il terrorismo islamico ha colpito anche l’Europa. Gli attentati suicidi del 7 luglio 2005 a Londra sono stati i primi di questo genere in Europa occidentale che non è quindi più soltanto un area di rifugio e di preparazione. Le minacce terroristiche in genere non prendono più di mira soltanto gli interessi angloamericani e israeliani, bensì gli interessi occidentali nel complesso, di cui, secondo i fondamentalisti islamici, fanno parte anche l’ONU o il CICR che hanno sede in Svizzera. Per diffondere il loro messaggio di terrore, i terroristi hanno bisogno di pubblicità. Un mezzo consiste in attentati con esplosivi compiuti a sorpresa in mezzo alla folla. Più gli obiettivi abituali sono protetti, più aumenta la possibilità di un ripiego su obiettivi meno protetti (i cosiddetti «soft targets» o «obiettivi morbidi»). Infine è necessario tenere conto in misura sempre maggiore dell’intensificazione delle indagini effettuate dai Paesi limitrofi nei confronti delle organizzazioni terroristiche (aumento del personale e dei mezzi a disposizione).
I terroristi del giorno d’oggi sfruttano ogni possibilità. Per attirare l’attenzione della comunità internazionale, commettono attentati sempre più efferati e atti di violenza sempre più sanguinosi. Mentre l’efferatezza di attacchi sferrati con mezzi convenzionali appare quasi impareggiabile (New York: oltre 3000 morti e migliaia di feriti; Madrid: 191 morti e ca. 1500 feriti), cresce il timore di attentati nucleari, biologici o chimici.
Gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 hanno anche confermato che le moderne società industriali sono tuttora esposte a una vasta gamma di possibili minacce, anche del terrorismo tradizionale. Questo ha messo in discussione le procedure adottate finora nell’ambito della politica di sicurezza, soprattutto se si considera l’influenza di protagonisti estranei ai Governi, la crescente importanza della guerra combattuta senza un nemico preciso e la ricerca di informazioni da parte dei servizi segreti.
Gli esperti, fra cui il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, giudicano concreto e attuale il pericolo rappresentato dal terrorismo nucleare che riguarda prevalentemente le cosiddette «dirty bombs» o «bombe sporche» (bombe contenenti sostanze esplosive convenzionali cui viene aggiunto del materiale radioattivo). Anche se il numero di morti e feriti è limitato, in questi casi le conseguenze sul