Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/99: Legge federale per la lotta contro le malattie trasmissibili dell'essere umano (Legge sulle epidemie) · 79 pagine
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Le campagne devono essere proporzionate e non discriminatorie e le informazioni adeguate allo stato attuale delle conoscenze.
Le informazioni statali devono orientarsi ai principi amministrativi generali: le autorità sono cioè tenute a informare in modo comprensibile, competente, trasparente e proporzionato. In particolare, l’attività d’informazione non deve essere impiegata per scopi estranei, ad esempio per scopi propagandistici.
La promozione della salute o l’informazione sui rischi di malattia avvengono a vari livelli: i contenuti sono gli stessi, ma possono cambiare i metodi e gli strumenti. A livello individuale, ad esempio, possono essere offerte consulenza e informazioni alle persone esposte a un determinato rischio. A livello di determinati gruppi particolarmente a rischio è promosso soprattutto, con informazioni mirate, uno stile di comportamento che riduca il pericolo per terzi e metta in primo piano gli interessi sanitari degli individui in questione (ad esempio opuscoli sulle vaccinazioni per i genitori di bambini piccoli). Dove non vi sono in gioco interessi di terzi, se non indirettamente (ad esempio maggiori costi della salute per la collettività), deve restare ampiamente garantita la libertà di scelta individuale.
Quali strumenti d’informazione conformemente al capoverso 2 entrano in considerazione comunicati e conferenze stampa, la disponibilità e la consegna di materiale contenente spiegazioni, informazioni su Internet o attraverso una hotline, il Bollettino dell’UFSP e vere e proprie campagne informative attraverso i media (ad esempio la campagna STOP Aids) o vettori pubblicitari di ogni genere.
Il capoverso 3 specifica una forma d’informazione, e cioè le raccomandazioni delle autorità. Queste devono corrispondere allo stato attuale della scienza ed essere aggiornate il più regolarmente possibile secondo gli sviluppi importanti in campo specialistico. Le raccomandazioni contengono norme comportamentali indirizzate alla popolazione, a gruppi di popolazione o a determinati destinatari, tra cui specialisti del settore sanitario o di altri settori. Pur non essendo giuridicamente vincolanti, le raccomandazioni statali possono avere effetti giuridici: possono ad esempio arrecare un danno (finanziario) a un privato ed eventualmente comportare una responsabilità dello Stato20. Le raccomandazioni vanno considerate un atto materiale di diritto amministrativo, a cui terzi interessati possono opporsi nell’ambito di una procedura di ricorso, se sono lesi dalle ripercussioni della raccomandazione nei loro interessi tutelati nell’ambito dei diritti fondamentali.
I presupposti per l’ammissibilità delle raccomandazioni scaturiscono dal principio della proporzionalità, che limita gli interventi (potenziali) nei diritti fondamentali a una misura necessaria ed esigibile. Le raccomandazioni devono quindi essere giustificate da un motivo sufficiente; costituisce un motivo sufficiente l’esistenza di un pericolo per i beni giuridici da tutelare.
Nell’ambito della pubblicazione di raccomandazioni, lo Stato non deve limitarsi a comunicare i fatti, ma può anche trarre conclusioni di valore da tali fatti allo scopo di influenzare il comportamento della popolazione. Siccome in generale le sue opinioni sottostanno alla regola dell’obiettività, lo Stato non deve incorrere in affermazioni sprezzanti. Deve inoltre evitare valutazioni non pertinenti o aggressive.
20 DTF 116 II 480 segg. (Chernobyl), 118 Ib 473 segg. (Vacherin Mont d'Or).