Rapporto esplicativo
Consultazione 2007/106: Revisione della legge sulla pianificazione del territorio · 99 pagine
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ad esempio, deve valutare circa 2800 domande all’anno. Quanto più diversificati sono i requisiti da rispettare nelle zone non edificabili, tanto più numerosi possono essere i problemi di delimitazione. Le autorità esecutive devono quindi poter far riferimento a criteri di delimitazione misurabili, iscrivibili ad esempio in un atto normativo federale, nella pertinente giurisprudenza, in raccomandazioni della Confederazione, oppure in norme esecutive o direttive cantonali. Se si decidesse di non definire confini più o meno precisi nel diritto federale senza offrire alcuna alternativa, i problemi ricadrebbero inevitabilmente sulle spalle delle autorità esecutive e dei tribunali, il che non giova a nessuno.
La nuova concezione della normativa concernente le costruzioni nelle zone coltive prevede quindi di sancire principi a livello di legge formale e di precisarli (cpv. 3) con una regolamentazione (sussidiaria) nell’ordinanza. Questa regolamentazione è tuttavia valida soltanto finché e nella misura in cui nel diritto cantonale non è stata operata alcuna precisazione. Ai Cantoni viene così data la facoltà di elaborare disposizioni che rispecchino, più di quanto possa fare il diritto federale, le loro condizioni ed esigenze concrete del loro territorio. Tale facoltà non andrà tuttavia strumentalizzata per potersi sottrarre, com’è successo sinora, alla ripartizione fondamentale tra zone edificabili e zone non edificabili.
Per quanto riguarda la ripartizione tra zone edificabili e zone non edificabili,
l’ordinamento cantonale deve essere almeno equivalente alla regolamentazione sussidiaria contenuta nell’ordinanza federale. Questa esigenza va precisata a livello di legge citando alcuni esempi (cpv. 3). L’impatto dell’urbanizzazione o il deterioramento del paesaggio non sono parametri misurabili in modo preciso. È piuttosto inverosimile pensare di poter calcolare i metri quadrati esatti di superficie impermeabilizzata supplementare che potrebbe derivare da questa o quella soluzione. Si deve però poter dimostrare in maniera verosimile (eventualmente con asserzioni vincolanti sulla probabile interpretazione di nozioni giuridiche poco chiare) che i requisiti richiesti sono stati soddisfatti.
Il diritto esecutivo cantonale relativo alle disposizioni sulle costruzioni nelle zone coltive non deve essere sottoposto all’obbligo di autorizzazione in modo generico. A tale obbligo vanno assoggettate piuttosto le misure cantonali d’attuazione dell’AP-LSTe che sostituiscono la regolamentazione sussidiaria prevista nell’ordinanza federale e che quindi vi derogano.
Un cambiamento dei confini applicati all’attività edilizia si traduce automaticamente in nuove incertezze del diritto. Ci si chiederebbe per esempio se la prassi in atto è ancora applicabile oppure dove si collocano e quali siano i nuovi confini. Non va pertanto messo in discussione quanto finora si è dimostrato valido. Del resto, non avrebbe senso ridefinire completamente i confini del diritto federale, per poi modificarli di nuovo in tempi relativamente celeri con una regolamentazione cantonale. La nuova ordinanza dovrà pertanto riprendere una parte consistente del diritto vigente in veste di regolamentazione sussidiaria53. Quest’ultima dovrebbe essere comunque già ade-
53 È stata vagliata anche la possibilità di continuare ad applicare le disposizioni vigenti in materia di costruzioni al di fuori delle zone edificabili nei Cantoni che non dispongono ancora di un ordinamento proprio. Si è però deciso di scartare questa opzione innanzitutto per un problema di ordine pratico,