Rapporto esplicativo
Consultazione 2007/32: Revisione totale della legislazione postale (legge sulle poste e legge sull'organizzazione della posta) · 50 pagine
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smistamento, ai fini di una fornitura il più possibile efficiente delle prestazioni, un modello del genere è da scartare. (2) Un’altra possibilità di attribuzione sarebbe la limitazione delle concessioni a dei prodotti: una concessione per il servizio universale dei pacchi e una per le lettere. Una ripartizione contenutistica di questo genere non ha tuttavia senso perché secondo l’avamprogetto le condizioni relative all’accesso sono parte integrante del servizio universale. Di conseguenza sia il fornitore per i pacchi che quello per le lettere dovrebbero gestire una rete di punti di accesso sull’intero territorio, il che ancora una volta è impensabile nell’ottica delle economie di scopo.
Finanziamento del servizio universale
Per principio, i prezzi del servizio universale devono coprire i costi, anche se ciò non può valere per ogni singola lettera a causa della condizione relativa all’indipendenza dalla distanza. Ciononostante, il concessionario del servizio universale può ritrovarsi nella condizione di dover sostenere un carico insostenibile perché per raggiungere la copertura dei costi dovrebbe aumentare i prezzi, ma non può farlo per via della concorrenza o delle condizioni legate alla concessione. A ciò si aggiunge il fatto che in base alle condizioni relative alla rete di punti di accesso non può orientare completamente la sua struttura alla concorrenza. Ciò non è tuttavia preoccupante a priori, anzi le ripercussioni macroeconomiche di un servizio sull’intero territorio sono considerate più importanti della copertura dei costi nell’ambito delle fornitura dei servizi postali. Per il fornitore che può dover far fronte a costi netti a causa di questi obblighi deve tuttavia essere previsto un meccanismo di indennizzo durante entrambe le fasi.
Fino all’apertura completa del mercato al 1° aprile 2012, il finanziamento del servizio universale è assicurato dai proventi del monopolio. In base alle conclusioni dello studio Plaut/Frontier si può partire dal presupposto che i proventi del monopolio a 50 g siano sufficienti per il finanziamento.
Con l’apertura completa del mercato al 1° aprile 2012, dal concessionario del servizio universale ci si aspetta che sia in grado di fornire il servizio universale − senza monopolio − autofinanziandosi. Secondo Plaut/Frontier, nell’ipotesi che il concessionario del servizio universale sia la Posta e che sia in grado di attuare i necessari adeguamenti dei costi, ciò dovrebbe essere possibile. Con la nuova legge si verifica tuttavia un cambiamento di sistema per quanto riguarda il finanziamento dei costi del servizio universale: a differenza di oggi, non si tratterà più di finanziare eventuali costi scoperti attraverso un fondo, bensì di non svantaggiare il concessionario del servizio universale rispetto alla concorrenza – sul mercato aperto – e di indennizzarlo nel caso in cui dovesse subire un pregiudizio a causa dei suoi obblighi. Se dovesse emergere che l’obbligo di offrire il servizio universale si traduce in costi netti, ai sensi dell’articolo 17 capoverso 1 il concessionario ha diritto a un indennizzo se ha fatto valere tale diritto nell’ambito della candidatura e la PostCom l’ha scelto come concessionario dopo aver esaminato se sono adempiute le condizioni per far valere questi costi netti. In tal caso, la PostCom costituisce un fondo per finanziare questi costi. L’importo da finanziare è ripartito proporzionalmente sui fatturati dei fornitori che forniscono prestazioni nell’ambito del servizio universale.
In futuro, quindi, tutti i fornitori che operano nell’ambito del servizio universale dovranno contribuire al finanziamento di questi costi netti. Il concessionario del servizio universale non dovrà quindi finanziare trasversalmente i suoi costi netti con