Rapporto esplicativo

Consultazione 2014/65: Revisione totale l'Ordinanza tecnica sui rifiuti (TVA) · 60 pagine

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Referenz/Aktenzeichen: N093-1290

5. Rapporto con il diritto europeo

Il confronto tra la gestione dei rifiuti della Svizzera, con le sue norme giuridiche, e la legislazione europea serve a garantire che non insorgano ostacoli al commercio tra la Svizzera e l’Unione europea a causa di differenze evitabili a livello legale. Esso serve inoltre a chiarire se il livello di protezione dell’ambiente nell’ambito della gestione dei rifiuti sia o meno comparabilmente alto.

I principi dello smaltimento dei rifiuti nell’UE e in Svizzera sono in larga misura equivalenti, perlomeno nello spirito se non nella lettera. Alla base della regolamentazione svizzera, così come della direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive (Direttiva quadro sui rifiuti), vi sono un approccio orientato all’intero ciclo di vita dei prodotti e dei materiali e l’impegno a recuperare le materie prime contenute nei rifiuti, nell’ottica di un economia a ciclo chiuso. Una delle precondizioni fondamentali in tal senso è l’esclusione delle sostanze nocive dai singoli cicli.

La gerarchia prevista per lo smaltimento dei rifiuti è identica: la priorità viene data alla prevenzione e alla riduzione dei rifiuti; seguono il riciclaggio del contenuto materiale ed energetico e, da ultimi, uno smaltimento e un deposito in discarica ecocompatibili. In linea di principio, i rifiuti devono essere trattati prima di finire in discarica per migliorarne la qualità, così da consentirne il riciclaggio e doverne depositare una percentuale quanto più ridotta possibile. La normativa europea si spinge addirittura oltre rispetto a quella svizzear: oltre a chiedere esplicitamente delle regolamentazioni concernenti la preparazione ai fini del reimpiego (creazione di reti per il reimpiego e riparazioni), fissa termini precisi per la definizione e l’attuazione di obiettivi concreti di riduzione dei rifiuti ed esige l’elaborazione di una politica per la progettazione ecocompatibile dei prodotti («ecodesign») tesa a modificare l’attuale comportamento di consumo. Tali richieste sono attualmente al vaglio in Svizzera nel quadro del piano

d’azione Economia verde. Le nuove prescrizioni supplementari contenute nella versione riveduta dell’OTR in merito al riciclaggio del contenuto materiale di singole frazioni di rifiuti vanno nella stessa direzione della legislazione europea.

Nella direttiva quadro sui rifiuti, l’UE prescrive per esempio, a partire dal 2015, l’obbligo generale di raccolta differenziata e di riciclaggio per i rifiuti di plastica. Al contrario, la Svizzera continua a concentrare l’obbligo di riciclare il contenuto materiale su singole frazioni di plastica agevolmente separabili e selezionabili in base alla tipologia e, nell’OTR, impone unicamente il riciclaggio del contenuto materiale dei fogli di plastica provenienti dall’agricoltura, dall’industria e dall’artigianato (pellicole per il foraggio insilato e pellicole di imballaggio). L’energia recuperata negli impianti di incenerimento di rifiuti urbani svizzeri, che si attesta a un livello molto alto nel confronto internazionale, così come i costi elevati per il riciclaggio del contenuto materiale dei rifiuti di plastica misti giustificano la limitazione a queste sole frazioni.

Una volta trascorso un periodo transitorio di cinque anni, in Svizzera diventerà obbligatorio recuperare il fosforo contenuto nelle acque di scarico comunali, nei fanghi di depurazione degli impianti centrali di depurazione delle acque di scarico oppure nelle ceneri prodotte sottoponendo a trattamento termico tali fanghi di depurazione. L’UE non prevede ancora norme e scadenze vincolanti in merito al recupero del fosforo, anche se sono stati avviati dibattiti in materia. Nel luglio 2013 la Commissione europea ha presentato una comunicazione sull’uso sostenibile del fosforo, avviando così una consultazione pubblica (COM(2013) 517 final). Numerosi progetti di ricerca e tecnologie in fase di sviluppo o già disponibili, non solo nell’UE, sono la riprova dell’esistenza di un trend internazionale in direzione del riciclaggio del fosforo. I primi impianti su larga scala per il recupero del fosforo dai fanghi di deputazione comunali sono già stati costruiti per esempio in Germania, Paese in cui è in fase di elaborazione anche un’ordinanza sul fosforo e nel quale, nel 2013, è stata fondata la «Deutsche Phosphor-

Plattform», la piattaforma nazionale tedesca per il recupero del fosforo ambientale. Prescrivendo uno scadenziario fisso per il recupero del fosforo, la Svizzera assume così un ruolo di battistrada, senza rischiare tuttavia di dare da cavaliere solitario.

53/60 312/2005-02218/18/05/15/01/01/N093-1290