Rapporto esplicativo

Consultazione 2017/88: Revisione della legge sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC) · 49 pagine

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previsibili in Svizzera richiedono un numero nettamente inferiore di impianti di protezione. Anche il numero dei militi e delle organizzazioni della protezione civile è progressivamente calato. Secondo le attuali stime approssimative, il numero degli impianti di protezione può essere ridotto di 800–1200 unità. Ciò è ragionevole, poiché in tal modo Confederazione, Cantoni e Comuni sul lungo termine potranno risparmiare contributi di manutenzione e di rimodernamento. Gli impianti di protezione ormai inadeguati possono essere destinati a un altro uso legato alla protezione civile o trasmessi a enti pubblici o terzi. Gli impianti inutilizzabili devono essere smantellati. I costi di smantellamento delle componenti tecniche, oggi di competenza della Confederazione, secondo il tipo d’impianto e struttura ammontano fino a 150’000 franchi per i posti di comando e fino a oltre 350’000 franchi per i centri sanitari. Per l’eventuale smantellamento dell’involucro di protezione sono competenti i Cantoni o i Comuni. L’arco di tempo per la soppressione, il cambiamento di destinazione e lo smantellamento degli impianti non più necessari potrebbe essere di 20–30 anni. Dovendo i Cantoni assumersi i costi di smantellamento delle componenti tecniche degli impianti di protezione in caso di un cambiamento di destinazione (art. 91 cpv. 3), possono decidere loro stessi la tempistica e l’entità dello smantellamento. Ne risulta per loro anche una maggiore sicurezza di pianificazione per il previsto cambiamento di destinazione, tanto più che la Confederazione attualmente non dispone di mezzi finanziari per lavori di smantellamento. Inoltre, d’ora in avanti i Cantoni dovranno poter utilizzare i contributi sostitutivi per finanziare i costi di smantellamento. Ciò comporterebbe uno sgravio di 3–8 milioni di franchi l’anno per i prossimi 25–30 anni per la Confederazione e, viceversa, un onere supplementare per i Cantoni.

La reintroduzione del servizio sanitario nella protezione civile comporterà per la Confederazione costi supplementari contenuti.

La Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) auspica che d’ora in poi l’acquisizione del materiale della protezione civile sia effettuata dalla Confederazione e non più dai Cantoni. Essa ritiene che tale soluzione procurerebbe in particolare benefici economici e vantaggi inerenti al diritto in materia di acquisti. Inoltre, l’interoperabilità del materiale tra i Cantoni e le Regioni può essere meglio garantita. Vi sarebbero anche vantaggi relativi all’istruzione. D’altronde nessun Cantone si è dichiarato disposto a riprendere questo compito dal Cantone Zurigo, che oggi se ne occupa e vorrebbe cedere l’incarico. Il relativo onere dovrà essere interamente indennizzato dai Cantoni. Presso la Confederazione il nuovo incarico richiederà invece risorse umane e finanziarie supplementari. I costi supplementari saranno cagionati sia ad armasuisse o all’Ufficio federale delle costruzioni e della logistica (UFCL), i servizi di acquisti della Confederazione che garantiscono l’acquisizione, sia all’UFPP, che insieme ai Cantoni si occupa del coordinamento e dell’accertamento del fabbisogno e mette a disposizione la relativa documentazione didattica. I costi supplementari a carico della Confederazione sono poi fatturati ai Cantoni alla consegna del materiale, cosicché in definitiva la Confederazione non dovrà sostenere costi supplementari. Oggi, la Confederazione non dispone delle risorse di personale necessarie per riprendere il compito. Non è in grado di rispondere positivamente alla richiesta dei Cantoni, per quanto giustificata, se non potrà ottenere la conversione senza incidenza finanziaria dei fondi in posti di lavoro. Le questioni inerenti all’organizzazione, al personale e agli aspetti tecnici sono attualmente esaminate nell’ambito di un progetto.

La Confederazione continuerà ad assumersi i costi supplementari riconosciuti per la realizzazione, l’equipaggiamento e il rimodernamento di rifugi per beni culturali destinati agli archivi cantonali e alle collezioni d’importanza nazionale. D’ora in poi si assume anche i costi per l’arredamento volto a stoccare a regola d’arte i beni culturali mobili. La Confederazione si fa quindi carico di un onere pari a 200’000 franchi, che potrà essere finanziato nell’ambito dei crediti in corso.