Rapporto esplicativo

Consultazione 2018/79: Politica agricola a partire dal 2022 · 160 pagine

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Sebbene le ragioni di cui sopra siano a favore dell’abolizione delle prescrizioni sugli effettivi massimi, è opportuno mantenerle per i seguenti motivi: gli effettivi massimi sono accettati dalla società. Il settore avicolo, in particolare, si differenzia dal resto del mondo grazie a questo aspetto. In caso di abolizione degli effettivi massimi, non si può escludere che in singoli casi aumentino gli effettivi di animali. Ciò nuocerebbe all’immagine dell’agricoltura svizzera.

Nella sua risposta all’interpellanza Grin (15.3148) «Ordinanza concernente gli effettivi massimi per la produzione di carne e di uova. Elenco dei sottoprodotti di derrate alimentari secondo gli articoli 9 e 10», il Consiglio federale ha annunciato l’intenzione di riesaminare le norme sui sottoprodotti al fine di migliorare l’uso dei rifiuti alimentari. Sulla base della verifica svolta, sarà proposta una nuova normativa.

Normativa proposta

Le prescrizioni in materia di effettivi massimi non saranno abolite, ma riformulate per sfruttare meglio i sottoprodotti e i cascami del settore lattiero e alimentare nonché per tener conto delle esigenze delle aziende sperimentali private.

L’elenco esaustivo delle aziende sperimentali e delle stazioni di ricerca agronomica di cui all’articolo 46 LAgr impedisce anche alle organizzazioni e alle imprese private di richiedere un effettivo di animali maggiore a fini sperimentali e di ricerca. Grazie a una modifica dell’articolo 46 LAgr, sarà consentito a tutte le organizzazioni e imprese detenere un maggiore effettivo di animali per le attività sperimentali fisse, a condizione che ciò sia necessario per l’esecuzione di prove ed esperimenti basati su principi scientifici e che i risultati valutati statisticamente contribuiscano a sostenere la produzione animale svizzera.

Inoltre, solo i sottoprodotti (p.es. siero e scarti di formaggio, resti di pasta e di pane) ottenuti in un’azienda di trasformazione di derrate alimentari (p.es. caseificio o panificio) possono essere presi in considerazione per concedere deroghe a imprese che svolgono un compito di smaltimento d’interesse pubblico. I cascami non possono essere considerati se risultanti nel commercio al dettaglio o da derrate alimentari non trasformate (p.es. banane durante la fase di postmaturazione). Poiché a livello esecutivo è impossibile fare una chiara distinzione tra i sottoprodotti delle aziende di trasformazione e quelli del commercio al dettaglio a causa di catene logistiche ottimizzate e poiché è anche opportuno valorizzare gli scarti alimentari, è necessario adeguare l’articolo 46 LAgr. D’ora in poi la valorizzazione di tutti i rifiuti alimentari deperibili dovrebbe poter essere considerata ai fini dell’autorizzazione di un effettivo di animali maggiore, purché si svolga un compito di smaltimento d’interesse pubblico e il loro utilizzo nell’alimentazione dei suini sia più opportuno rispetto alla trasformazione in un tradizionale alimento secco per animali.

 Articolo 46

3.1.2.6 Provvedimenti di sgravio del mercato per carne e uova

Regolamentazione attuale e necessità d’intervento

Per sostenere i prezzi dei vitelli, in primavera le aziende di trasformazione della carne immagazzinano la carne di vitello per poi prelevarla nuovamente in autunno e immetterla sul mercato. In primavera, infatti, come conseguenza del picco di parti in inverno, l’offerta di vitelli da macello svizzeri è superiore alla domanda. Conformemente all’articolo 50 capoverso 1 LAgr, la Confederazione versa alle aziende di trasformazione della carne circa 3 milioni di franchi all’anno come contributo per le spese di stoccaggio e per la perdita di valore dovuta al congelamento.

Per attenuare gli effetti delle oscillazioni stagionali del mercato, la Confederazione partecipa anche a provvedimenti di valorizzazione a favore delle uova di consumo indigene, come previsto dall’articolo 52 LAgr. Soprattutto dopo Pasqua, la domanda diminuisce rispetto al periodo precedente. Le aziende che trasformano e commercializzano uova ricevono 1,9 milioni di franchi nel quadro di campagne di spezzatura per destinare le uova di consumo svizzere alla produzione di prodotti di uova o per ridurre il prezzo delle uova nel commercio al dettaglio. I venditori diretti di uova non partecipano quasi mai a questi provvedimenti.