Rapporto sui risultati
Consultazione 2019/84: Legge federale concernente l'esecuzione delle convenzioni internazionali in ambito fiscale (LECF) (finora: Revisione totale della legge federale concernente l'esecuzione delle convenzioni internazionali concluse dalla Confederazione per evitare i casi di doppia imposizione (LCDI)) · 16 pagine
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Procedura di consultazione sulla legge federale concernente l’esecuzione delle convenzioni internazionali in ambito fiscale (LECF)
Hanno espressamente rinunciato a prendere posizione l’Unione svizzera degli imprenditori e l’Unione delle città svizzere.
2.2 Metodo di valutazione
Non vengono qui esposti i singoli pareri pervenuti, bensì unicamente descritta la posizione generale degli interlocutori che si sono pronunciati. Per indicazioni dettagliate si rimanda ai pareri pubblicati dalla Cancelleria federale.
3 Panoramica dei risultati della consultazione
Gran parte dei partecipanti alla consultazione approva l’avamprogetto. Una parte considerevole esprime al contempo riserve individuali su diversi punti.
Nei loro pareri i Cantoni accolgono tutti favorevolmente l’avamprogetto della LECF. Allo stesso modo la CDCF. I Cantoni SZ, GL, GE e BE non hanno espresso riserve, mentre i restanti Cantoni e la CDCF ne hanno formulato alcune basandosi direttamente o per analogia su una posizione presentata dalla Conferenza svizzera delle imposte. Raccoglie giudizi favorevoli in particolare l’introduzione di una base legale per l’attuazione di procedure amichevoli, in quanto permette, da un lato, di aumentare la certezza del diritto per i contribuenti e le autorità interessate e, dall’altro, di migliorare l’attrattività della piazza economica svizzera.
Si sono pronunciati sul progetto tre partiti politici (PLR, PSS, UDC). In linea di principio, il PLR sostiene il progetto, ma propone alcuni miglioramenti. Anche il PSS approva sostanzialmente l’avamprogetto e concorda con il Consiglio federale sul fatto che sia inevitabile regolamentare nella legge l’esecuzione e l’attuazione delle procedure amichevoli, tenuto conto del numero delle procedure e delle ripercussioni finanziarie sulle entrate fiscali. ll PSS chiede, tuttavia, che il Consiglio federale presenti un piano rigoroso che definisca con quali Paesi la Svizzera intende stipulare CDI e soprattutto come intende procedere con i Paesi che violano sistematicamente i diritti dell’uomo. Subordina inoltre la sua approvazione della LECF alla condizione che il Consiglio federale elabori un piano rigoroso e regole chiare sulle relazioni con i Paesi che violano i diritti umani e i diritti fondamentali non solo per la conclusione di CDI nella regione MENA (Vicino Oriente e Africa del Nord), ma anche in maniera generale laddove lo ritiene opportuno.
L’UDC sostiene le procedure amichevoli tra Stati per evitare un’imposizione non conforme alla convenzione applicabile, ma ritiene che il nocciolo della questione sia l’evoluzione continua del diritto fiscale internazionale, siccome alcuni Stati desiderano cambiare le regole dell’imposizione a proprio favore, auspicando la creazione del cittadino trasparente. Inoltre, la Svizzera starebbe adottando un numero attualmente non prevedibile di standard volti a promuovere il recepimento del diritto estero nel diritto interno. Per queste ragioni, l’UDC respingerebbe categoricamente la rapida evoluzione del diritto fiscale internazionale, pur sostenendo meccanismi di tutela dei cittadini e delle imprese locali come le procedure amichevoli.
Come il PSS, anche l’USS è del parere che la legge proposta non definisca chiaramente le condizioni alle quali la Svizzera intende concludere CDI e le circostanze che generalmente portano a escluderne una conclusione.
In linea di massima, le quattro associazioni mantello dell’economia e i cinque ambienti interessati che hanno espresso un parere ritengono le misure proposte sostanzialmente opportune e sostengono pertanto il progetto, pur criticando singoli aspetti della revisione. L’usam approva il progetto senza riserve. SwissHoldings caldeggia la prevista revisione totale, vista l’importanza che hanno per le proprie imprese le procedure amichevoli per eliminare la doppia imposizione o altre imposizioni non conformi alla convenzione applicabile. Anche l’ASB sostiene il
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