Rapporto sui risultati

Consultazione 2025/2: Legge federale sulle operazioni spaziali · 17 pagine

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Numero del fascicolo: SBFI-631.5-04/2

in una futura ordinanza (oppure in un atto amministrativo dell’autorità di vigilanza) quali standard e norme di quale organizzazione debbano essere osservati.

Lett. f (precauzioni per la protezione dell’ambiente e la riduzione dei detriti spaziali): SSLF e Habeas Avocats chiedono un inasprimento della formulazione (stralcio della limitazione «nella misura del possibile» e precisazione «che sono state adottate tutte le precauzioni possibili» per preservare al meglio l’ambiente e ridurre i detriti spaziali). ASDA/SVLR auspica invece un ammorbidimento della clausola, proponendo di inserire un riferimento alla proporzionalità delle misure («misure equilibrate, ragionevoli e necessarie»).

Lett. j (assicurazione di responsabilità civile): ARIS sostiene di aver avuto difficoltà a trovare una soluzione assicurativa per gli ordigni balistici sperimentali. Ci si dovrebbe aspettare un esito simile per gli oggetti spaziali sperimentali. L’obbligo di stipulare un’assicurazione andrebbe introdotto solo se è garantita l’esistenza di un mercato assicurativo adeguato (con premi accessibili).

Lett. m (precauzioni per garantire una cessazione sicura e sostenibile delle operazioni spaziali): SSLF raccomanda di rifarsi concretamente alle linee guida dell’Inter-Agency Space Debris Committee (IADC), della COPUOS (Commissione delle Nazioni Unite sull’uso pacifico dello spazio extra-atmosferico) e alle norme ISO sulla riduzione dei detriti spaziali; nella sua formulazione attuale la disposizione risulta infatti essere troppo vaga e giuridicamente ambigua. Anche Habeas Avocats propone una regolamentazione più severa o una disposizione a sé stante dedicata alla prevenzione dei detriti spaziali.

5.13. Art. 10 (Agevolazioni)

ZG è del parere che il rischio di collisione dipenda dalle future attività di altri operatori e, per sua natura, non possa essere valutato in modo attendibile, ragion per cui il requisito relativo alla valutazione del rischio di collisione (cpv. 2 lett. b) andrebbe relativizzato. Si sottolinea poi la necessità di includere la cibersicurezza nella valutazione del rischio (ASDA/SVLR, SSLF) e di specificare nell’ordinanza o nella prassi attuativa il concetto giuridicamente vago di «rischio limitato» (Habeas Avocats, VISCHER AG, UZH). SSLF sostiene che non si dovrebbe derogare ai requisiti di cui alle lettere c e d dell’articolo 9 capoverso 1, che dovrebbero essere sempre soddisfatti per ogni autorizzazione rilasciata, e propone ulteriori criteri per la valutazione del profilo di rischio (cibersicurezza, utilizzo delle frequenze radio, potenziale globale della missione). Inoltre, la procedura di selezione degli esperti da consultare dovrebbe essere chiara e trasparente.

5.14. Art. 11 (Autorizzazione)

Cpv. 1: secondo ASDA/SVLR la legge dovrebbe specificare che un’autorizzazione rilasciata è valida finché i requisiti giuridici restano soddisfatti e va riesaminata a distanza di due anni. Se l’operazione spaziale non viene avviata entro sei mesi o se le condizioni quadro aziendali o finanziarie cambiano dovrebbe essere presentata una nuova domanda. Per SSLF non è chiaro se l’autorizzazione sia limitata nel tempo; qualora lo fosse andrebbe presentata una pianificazione della fase finale della missione. Habeas Avocats ritiene che l’autorizzazione dovrebbe indicare il soggetto che svolge l’attività spaziale, se noto. VISCHER AG propone di stralciare il capoverso 1 lettera b numero 4 (condizioni relative al ricorso ad aziende terze) perché la disposizione comporterebbe una restrizione della libertà economica (art. 27 Cost.).

Cpv. 2: SSLF e Habeas Avocats apprezzano il fatto che più operazioni spaziali dello stesso operatore possano essere svolte mediante un nullaosta rilasciato dall’autorità di vigilanza per ogni operazione. Le disposizioni d’esecuzione dovrebbero però dettagliare in che modo tale procedura vada impostata. PARAT propone di stabilire al capoverso 2 che gli operatori sono tenuti ad adottare un piano di smaltimento degli oggetti spaziali. Bisognerebbe poi prevedere un obbligo per le aziende di versare contribuiti in un fondo per lo smaltimento dei detriti spaziali.