Rapporto sui risultati

Consultazione 2005/93: Adattamento dell'aliquota minima di conversione nella previdenza professionale · 28 pagine

Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 10Fedlex · Rapporto sui risultati

• I parametri alla base dell’aliquota di conversione non potrebbero più essere modificati in un secon-

do momento a svantaggio dei beneficiari di rendite (GR).

• Con la riduzione dell’aliquota si intende inoltre evitare una disparità fra assicurati e pensionati; i

primi, infatti, dovrebbero farsi carico del finanziamento supplementare assieme ai datori di lavoro, il che comporterebbe anche un minore gettito fiscale per i poteri pubblici (UR).

• L’adeguamento dell’aliquota è necessario se si vuole attuare con coerenza il principio della capita-

lizzazione. (OW).

• Da più parti (ad es. NW, SO, BS) si ricorda inoltre che si tratta di un’aliquota minima e che questa

ha validità solo per il settore obbligatorio. Non appena la situazione finanziaria lo permettesse, si potrebbe applicare un’aliquota superiore. Le eccedenze dovrebbero essere distribuite.

Argomenti delle altre organizzazioni favorevoli:

• Secondo PPD e Pro Senectute occorre prendere provvedimenti per via dell’andamento dei tassi

obbligazionari, che dal 6,9% (1992) sono scesi prima al 4% (1997) e poi al 3% (1998) e che tuttora si mantengono a questo livello. Assieme ai tassi delle obbligazioni di Stato, che hanno toccato livelli minimi da record, le perdite subite dai mercati azionari fra il 2000 e il 2003 hanno comportato un ridimensionamento generale delle aspettative di rendimento. A giudizio dell’USAM è irrealistico

– per lo meno a medio termine - conseguire costantemente il 4,5 per cento. Alliance F approva che l’aliquota venga adeguata il più presto possibile ai continui cambiamenti della realtà.

• Pro Senectute ricorda inoltre che sono state le Camere federali a chiedere una verifica dell’aliquota.

• Secondo VVP e ASIP il tasso d’interesse tecnico dovrebbe essere conforme alle possibilità esistenti

sui mercati dei capitali. Oggi ogni pensionamento causa “perdite contabili” e quindi disparità di trattamento e ridistribuzioni a vantaggio dei pensionati. Le rendite generano costi (fondo di garanzia, amministrazione, interessi garantiti, aumento della speranza di vita) che fino ad oggi avrebbero dovuto essere finanziati con i proventi patrimoniali. D’ora in poi, tali costi saranno addebitati in base al principio di causalità. In futuro si vedrà se il margine dello 0,5 per cento incluso

nell’aspettativa di rendimento si rivelerà sufficiente.

• Da alcune analisi economico-finanziarie emergerebbe che anche nei prossimi anni ci si dovrà at-

tendere un tasso d’inflazione relativamente basso e interessi nominali altrettanto contenuti (Conferenza delle autorità cantonali di vigilanza LPP e Pro Senectute)

• Secondo USAM e USF è veramente difficile fare previsioni sui rendimenti futuri – diversamente

dall’evoluzione demografica. Le ipotesi su cui si basa la documentazione per la procedura di consultazione sono giudicate plausibili. Un’ulteriore riduzione non sarebbe però comprensibile sotto il profilo economico.

• Il PLR è dell’opinione che i risultati d’investimento eccezionalmente positivi ottenuti negli ultimi

due anni (2004/05) non possano essere presi come termine di paragone per il futuro a medio termine. Un tasso d’interesse tecnico del 3,5 per cento sarebbe realistico. L’USAM è del parere che in un prossimo futuro difficilmente si ripeterà il boom registrato in alcune categorie d’investimento.

• Secondo USAM e USF, diversi istituti di previdenza dispongono di una capacità di rischio molto

limitata che li costringe a investire in categorie d’investimento ritenute sicure ma con un rendimento assai inferiore. D’altro canto, alliance F teme che, senza la riduzione dell’aliquota minima di conversione, gli istituti di previdenza effettuerebbero investimenti più rischiosi e correrebbero così il pericolo di venirsi a trovare in situazioni critiche.

• PLR e USAM ritengono che rinunciando a una riduzione dell’aliquota di conversione continuerebbe

a verificarsi una notevole ridistribuzione finanziaria dalle generazioni professionalmente attive a quelle dei pensionati. Ridistribuzione, questa, che da un lato è estranea al sistema della previdenza professionale, perché le sovvenzioni trasversali devono essere ridotte al minimo e, dall’altro, a lungo termine minerebbe la solidarietà fra le generazioni. USC e USDCR ritengono che l’aliquota debba essere fissata in modo tale da poter sempre mantenere le promesse fatte; i pensionati dovrebbero però beneficiare di eventuali eccedenze tramite versamenti supplementari. In molti casi si potrebbero evitare o mitigare le misure di risanamento (USAM,USF e Pro Senectute).

• La Conferenza dei direttori cantonali delle finanze teme che se si aspetta troppo a lungo gli effetti

indesiderati si accumuleranno molto rapidamente.