Rapporto sui risultati

Consultazione 2005/93: Adattamento dell'aliquota minima di conversione nella previdenza professionale · 28 pagine

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un anno nel giro di 10 anni rende necessaria una riduzione dell’aliquota dello 0,2 per cento, per cui si potrebbe tranquillamente aspettare la pubblicazione del rapporto del 2011 (LPP 2010).

• Per i Verdi non si capisce come mai, visto che le previsioni economiche sono positive, le rendite

dovrebbero essere inferiori a quelle versate negli ultimi decenni.

• Travail Suisse è dell’avviso che le ipotesi molto caute su cui si basa la determinazione del tasso

d’interesse tecnico sono dettate da una mentalità difensiva che, in fin dei conti, mette in discussione la procedura di capitalizzazione in sé.

• ARPIP e Pittet fanno presente che l’ulteriore riduzione causerebbe un aumento delle liquidazioni in

capitale, come già avviene nel regime sovraobbligatorio. Questo comporterebbe oneri supplementari per l’ente pubblico. Nel caso in cui la proposta dovesse essere approvata, ARPIP vaglierà la possibilità di indire un referendum.

• Il CSA ricorda che nella previdenza professionale vige la solidarietà intergenerazionale (fra i pen-

sionati di oggi e quelli di domani).

• Per ritornare all’argomento della credibilità del 2° pilastro, secondo Pittet sarebbe auspicabile che

l’aliquota minima di conversione si stabilizzasse attorno al 7 per cento.

Pareri dei partecipanti favorevoli a un’aliquota inferiore al 6,4%:

• La SAV vorrebbe un’aliquota minima di conversione ben inferiore al 6,4 per cento. Dal punto di

vista scientifico, è favorevole alle tabelle di generazione. Se si lasciasse invariata l’aliquota del 6,4 per cento fino al 2015, il tasso d’interesse tecnico su cui essa è basata aumenterebbe dal 3,35 al 3,5 per cento. Questo mostra che l’aliquota deve essere fissata con cautela. Gli accantonamenti per le perdite derivanti dall’aliquota finora troppo elevata potrebbero essere effettuati in gran parte tramite gli utili. Secondo la SAV, fra i parametri determinanti non è stata inoltre menzionata l’influenza dell’opzione di capitale che richiederebbe un rendimento supplementare dello 0,21 per cento sui capitali di copertura delle rendite. Sarebbe auspicabile un’aliquota unica per il regime obbligatorio e quello sovraobbligatorio, il che richiede però un’aliquota giustificata sul piano attuariale. La SAV afferma inoltre che sono praticamente escluse riduzioni delle rendite in corso.

• Per l’ASA (6,0%) occorre eliminare l’indesiderato sovvenzionamento trasversale. L’applicazione

delle tabelle di generazione l’impossibilità di un finanziamento delle rendite a posteriori impongono di basarsi su ipotesi prudenti. L’aliquota di conversione del 5,835 per cento per gli uomini (età:

65) e del 5,574 per cento per le donne (età: 64) si basa sulle tabelle GRM/F 95 nonché su

un’aspettativa di rendimento/un tasso d’interesse tecnico del 3,5 per cento. L’ASA ritiene la tabella di periodo un metodo approssimativo privo di valore scientifico. Il suo difetto consisterebbe nel fatto che le osservazioni retrospettive non sono adatte per prevedere gli sviluppi futuri. Se l’aliquota corrispondesse maggiormente alla realtà, potrebbe essere identica tanto nel regime obbligatorio quanto in quello sovraobbligatorio. Se invece la situazione non dovesse cambiare, continuerebbero ad essere applicate due aliquote.

• Gli jfs (6,0%) segnalano la mancanza di garanzie sugli interessi e rimandano al commento su que-

sto punto nel rapporto del gruppo di lavoro “Aliquota minima di conversione”.

Parere di un partecipante favorevole ad un’aliquota del 6,6%:

• Il Centre Patronal preferirebbe un’aliquota del 6,6 per cento entro il 2013. Questo risultato potreb-

be essere raggiunto con una quota azionaria del 25 per cento (anziché del prudente 12% indicato nel rapporto). Inoltre, è possibile che in futuro la speranza di vita aumenti meno del previsto.