Rapporto esplicativo
Consultazione 2016/47: Modifica della legge federale sulle lingue nazionali e la comprensione tra le comunità linguistiche (Legge sulle lingue, LLing) · 13 pagine
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1.4 Necessità di un intervento della Confederazione
Lo svolgimento di una consultazione è al momento riconducibile agli sviluppi in atto in alcuni Cantoni, che rimettono in questione l’insegnamento di una seconda lingua nazionale nella scuola elementare dall’anno scolastico 2017/2018. La consultazione serve a sottoporre a discussione per tempo possibili soluzioni. Se nel frattempo i Cantoni dovessero attuare la Strategia linguistica e rinunciare a decisioni che si discostano dai principi in essa formulati, una modifica della legge non si imporrebbe più. La necessità di un intervento da parte dello Stato deriva, da un lato, dalla responsabilità politica di garantire la comprensione fra le comunità linguistiche della Svizzera e, dall’altro, dall’obbligo politico di armonizzare il settore scolastico per garantire la permeabilità dello spazio formativo svizzero.
Comprensione fra le comunità linguistiche
La peculiarità della Svizzera come Paese plurilingue risiede nel fatto che sono ufficialmente riconosciute diverse lingue. Questo plurilinguismo è nel contempo una parte essenziale della nostra identità e un tratto distintivo del nostro Paese. Nel preambolo della Costituzione federale si trova già espressa la volontà di Popolo e Cantoni di vivere la molteplicità nell’unità, nella considerazione e nel rispetto reciproci. La pluralità linguistica, in questo contesto, è un fattore chiave. E l’articolo 70 Cost. lo esprime a chiare lettere, conferendo alla Confederazione e ai Cantoni un ampio mandato di politica linguistica.
Tale mandato si traduce in un compito congiunto di Confederazione e Cantoni, che devono impegnarsi a tutelare e promuovere il plurilinguismo e a rafforzare la comprensione fra le diverse comunità linguistiche del Paese. Il plurilinguismo può essere favorito, in particolare, con l’insegnamento delle lingue nazionali a scuola. La conoscenza delle lingue nazionali costituirà anche in futuro un presupposto importante per la comprensione interculturale.
Nel suo rapporto del 26 ottobre 2000 sull’iniziativa parlamentare 00.425 depositata da Didier Berberat («Insegnamento delle lingue ufficiali della Confederazione»), la CSEC-N ha affermato che l’importanza dell’insegnamento delle lingue deve essere considerata e valutata alla luce della convivenza delle diverse comunità linguistiche nella «Willensnation Schweiz», ossia nella Svizzera quale nazione fondata sulla volontà. Secondo la commissione, una lingua è molto più di un mezzo di comunicazione: chi dice lingua, infatti, dice cultura. La lingua veicola il patrimonio spirituale, le emozioni e la sensibilità politica. Implica il contatto con i vicini e richiede rispetto, in particolare il rispetto della maggioranza verso le minoranze. Funge da ponte perché getta le basi per il dialogo. Per tutti questi motivi, la lingua ha una grande importanza simbolica. Apprendere una lingua nazionale significa innanzitutto familiarizzarsi con un’altra cultura nazionale e imparare a conoscere un altro modo di pensare e di vedere. Secondo la commissione, questo processo di apprendimento contribuisce enormemente alla coesione nazionale, il cemento invisibile che tiene unito il nostro Paese.
Soluzioni cantonali unilaterali – suscettibili di svantaggiare l’apprendimento di una seconda lingua nazionale, per esempio se nella scuola elementare l’unica lingua straniera insegnata fosse l’inglese – sarebbero problematiche per motivi di politica linguistica, in quanto metterebbero a rischio la coesione nazionale e la comprensione fra le comunità linguistiche.
Qualità e permeabilità dello spazio formativo svizzero
In base alle disposizioni costituzionali sulla formazione del 2006, la Confederazione e i Cantoni sono obbligati a cooperare e a coordinarsi. Devono in particolare provvedere a un’elevata qualità e permeabilità dello spazio formativo svizzero (art. 61a cpv 1 Cost.). Affinché questi obiettivi siano raggiunti, i Cantoni sono tenuti ad armonizzare il settore scolastico, in particolare per quanto riguarda gli obiettivi delle fasi della formazione e il passaggio dall’una all’altra fase. Se gli sforzi di coordinamento dei Cantoni non permettono di concordare obiettivi formativi comuni, la Confederazione emana le norme necessarie (art. 62 cpv. 4 Cost.).
Con la Strategia linguistica 2004 varata dalla CDPE, i Cantoni hanno adottato una soluzione nazionale per l’insegnamento delle lingue confluita in seguito nel concordato HarmoS (art. 4). Con questo concordato, i Cantoni adempiono il loro mandato costituzionale di coordinamento. Se rinunciano ad aderirvi, possono adempiere l’obbligo di armonizzazione soltanto fondando il loro disciplinamento cantonale sulla soluzione di armonizzazione elaborata congiuntamente. Il discostamento di un Cantone da questa soluzione frutto di una decisione comune è contrario al mandato di coordinamento, poiché quest’ultimo si applica a tutti i Cantoni.
Elaborando obiettivi formativi nazionali, la CDPE ha creato un’ulteriore importante base per l’attuazione del mandato costituzionale. Gli obiettivi formativi nazionali facilitano la mobilità della popolazione e garantiscono un’elevata qualità della formazione. Illustrano quali competenze fondamentali devono essere raggiunte al termine del secondo, sesto e nono anno di scuola dell’obbligo e consentono di verificare il grado di raggiungimento di questi obiettivi. Infine, costituiscono il punto di partenza per lo sviluppo della qualità nella scuola obbligatoria.
Il fatto che singoli Cantoni si discostino dalla Strategia linguistica adottata congiuntamente e dalle relative decisioni di applicazione (in particolare gli obiettivi formativi nazionali) ha ripercussioni che vanno ben oltre le questioni puramente scolastiche. Queste ripercussioni riguardano l’armonizzazione dell’insegnamento delle lingue e quindi la mobilità all’interno dello spazio formativo svizzero, così come, in senso più ampio, la comprensione fra le comunità linguistiche e la coesione nazionale.
Sono necessarie prescrizioni chiare in favore delle lingue nazionali
A prescindere dalla Strategia linguistica adottata dai Cantoni, a tutt’oggi l’obiettivo dell’armonizzazione dell’insegnamento delle lingue straniere nelle diverse regioni linguistiche del Paese pare essere seriamente minacciato. In diversi Cantoni, la concezione linguistica o non è stata attuata del tutto o lo è stata soltanto in parte. In alcuni sono in corso processi politici che rimettono in questione la soluzione di armonizzazione adottata o che la vogliono revocare. In singoli Cantoni questi processi sono avanzati a tal punto che l’insegnamento di una seconda lingua nazionale nella scuola elementare potrebbe scomparire addirittura già dall’anno scolastico 2017/2018. Il fatto che singoli Cantoni rinuncino ad attuare la Strategia linguistica adottata congiuntamente e le relative decisioni di applicazione comporterebbe il mancato raggiungimento degli obiettivi di armonizzazione. Ma non solo: svantaggerebbe la seconda lingua nazionale e costituirebbe una minaccia per la comprensione fra le comunità linguistiche e quindi anche per la coesione nazionale. Secondo il Consiglio federale, le ragioni di politica istituzionale e di politica linguistica invocate in questo contesto devono essere suffragate da prescrizioni unitarie a sostegno delle lingue nazionali. Se i Cantoni dovessero discostarsi dalla Strategia linguistica da essi stessi adottata, il Consiglio federale sarebbe costretto a ricorrere alla competenza sussidiaria conferita alla Confederazione dall’articolo 62 capoverso 4 Cost.