Rapporto sui risultati
Consultazione 2018/57: Modifica dell'ordinanza concernente la locazione e l'affitto di locali d'abitazione o commerciali (OLAL) · 15 pagine
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Modifica dell’ordinanza concernente la locazione e l’affitto di locali d’abitazione o commerciali: rapporto sui risultati della consultazione
delle spese accessorie, i documenti giustificativi pertinenti. In sintesi: il progetto lascerebbe in sospeso troppe questioni e perciò il previsto recupero dei costi dovrebbe essere disciplinato a livello di legge.
4.3 Associazioni mantello nazionali dei Comuni, delle Città e delle Regioni di montagna
4.3.1 Unione delle città svizzere (UCS)
L’UCS approva la proposta di regolamentazione. Agli occhi dei locatori e dei conduttori la neutralità dei costi sarebbe un importante fattore di promozione del CRE, finora poco conosciuto. Sotto il profilo dell’incentivazione dei risanamenti energetici in tutti i centri urbani e degli obiettivi della «Società a 2000 Watt», il progetto presenterebbe un potenziale importante. Dovendo evitare costi aggiuntivi a carico dei conduttori a causa del CRE occorrerebbe calcolare con precisione i risparmi energetici realizzati ed evitare che possano essere addebitati altri costi. Per scongiurare problemi di delimitazione attuativa con il vigente articolo 14 capoversi 1 e 2 OLAL, l’USC raccomanda di aggiungere un capoverso all’articolo 6c che impedisca la doppia fatturazione.
4.4 Associazioni nazionali di categoria
4.4.1 Unione svizzera delle arti e mestieri (usam)
L’usam condivide l’indirizzo del progetto perché permetterebbe di recuperare opportunamente i costi CRE addebitandoli come spese accessorie. Lamenta però che il progetto, basandosi unicamente sul CRE, favorisca soltanto le imprese di servizi energetici e le aziende statali e parastatali. Per questa ragione l’usam condiziona il suo consenso ad una formulazione più generale ed ampia della modifica. Ad esempio, i costi legati al risparmio di energia dovrebbero poter essere menzionati anche in forma forfetaria.
4.5 Altre organizzazioni interessate
4.5.1 Associazione svizzera proprietari fondiari (APF)
L’APF respinge il progetto perché il CRE converrebbe soltanto a partire da circa 150 unità abitative e, oltre agli offerenti, favorirebbe principalmente gli investitori istituzionali e le cooperative. Le ragioni addotte dal rapporto esplicativo per giustificare la possibilità di addebitare i costi CRE con le spese accessorie non sarebbero convincenti e non giustificherebbero oggettivamente la regolamentazione proposta. Il limite posto alle spese accessorie, corrispondente all’importo del risparmio sui costi energetici, costituirebbe un tetto di spesa. Tuttavia andrebbe chiarito se questo tetto di spesa vale soltanto al momento dell’introduzione delle spese accessorie. Inoltre rimarrebbe in sospeso la questione relativa al modo di misurare il risparmio. La volatilità elevata delle spese accessorie, legata al diverso comportamento degli utenti e ai fattori atmosferici, porterebbe inevitabilmente a controversie tra conduttori e locatori, e il proprietario dovrebbe rispondere nei confronti del conduttore per difetti di cui sarebbe responsabile il contraente. Il contraente risulterebbe favorito rispetto al proprietario, perché quest’ultimo non potrebbe addebitare i suoi costi fatturandoli come spese accessorie. Il proprietario potrebbe recuperare i costi di risanamento energetico mediante la pigione (come investimento di valorizzazione) soltanto nella misura del 50–70 per cento e dovrebbe tener conto delle disposizioni in materia di rendita previste dal diritto di locazione. Condizione che non varrebbe invece per la prestazione del contraente. Le misure economicamente convenienti potrebbero essere attuate direttamente dal proprietario: ciò ridurrebbe i costi complessivi, visto che verrebbe eliminata la parte di guadagno del contraente. In caso di scarsità di fondi propri oltre al CRE sarebbero disponibili altre modalità di finanziamento. Inoltre sarebbe difficile stabilire con esattezza l’importo corrispondente al risparmio energetico: il rischio che grava sul contraente richiederebbe ulteriori margini di sicurezza, con un conseguente aumento dei prezzi. Secondo l’APF non ci sarebbe una forte domanda di CRE. Semplici
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