Rapporto esplicativo

Consultazione 2018/71: Pachetto d'ordinanze in materie ambientale, autunno 2019 · 18 pagine

Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 12Fedlex · Rapporto esplicativo

Pacchetto di ordinanze in materia ambientale, 2019 Rapporto esplicativo Consultazione OlConf

4.9 All. 2.1 n. 1 cpv. 1 lett. r

La lettera r del numero 1 capoverso 1 della versione rivista dell’allegato prevede ora che anche i rischi inerenti al potenziale di utilizzazione indebita di un organismo vengano esaminati. L’idoneità all’utilizzazione indebita sorge in particolare quando gli organismi in caso di un’immissione presentano un notevole potenziale nocivo. Le proprietà dell’organismo si commisurano agli altri criteri del numero 1. Poiché la cultura della valutazione del rischio secondo la struttura dell’OlConf è ben integrata presso gli utilizzatori, è sembrato opportuno integrare il criterio concernente la potenziale utilizzazione indebita nell’elenco degli altri criteri da considerare per la classificazione di organismi. La potenziale utilizzazione indebita non si riferisce soltanto ai pericoli per la salute umana, ma considera anche i pericoli e le minacce degli altri interessi protetti di cui all’articolo 1 OlConf.

4.10 All. 2.1 n. 1 cpv. 3

Per la classificazione degli organismi alloctoni, che in virtù dell’articolo 5 lettera c sono soggetti a impiego confinato, oggi l’allegato 2.1 non contempla criteri specifici. I criteri vigenti sono orientati ai microrganismi e prendono in considerazione solo in maniera incompleta le proprietà di macrorganismi.

Le esperienze delle autorità esecutive negli ultimi anni hanno mostrato che occorre un elenco di criteri per la classificazione degli organismi alloctoni. Un elenco specifico di criteri per la classificazione degli organismi alloctoni è stato richiesto anche da aziende e responsabili di attività. I criteri a-d ed f si riferiscono alla capacità degli organismi di stabilirsi nell’ambiente. Le valutazioni secondo il criterio c dovranno in riferimento alla tolleranza al freddo considerare che molte colture svizzere sono prodotte in serra. Sulla base dei criteri e, g, ed h devono essere indagati i pericoli e le minacce che gli organismi alloctoni possono causare all’uomo, agli animali, all’ambiente nonché alla diversità biologica. I criteri i e j si riferiscono alle possibilità di lotta nell’ambiente.

4.11 All. 2.2 n. 1

Per la determinazione del rischio rappresentato da attività previste con organismi in sistemi chiusi devono essere inclusi quattro nuovi criteri che prestano particolare attenzione ad attività che causano l’aumento della pericolosità di un organismo. Sono citati i seguenti aspetti: patogenicità, virulenza, trasmissibilità, capacità di sopravvivenza, gamma di organismi ospiti o tropismo (lett. f). Ciò può avvenire intenzionalmente (p. es. nella ricerca di base sulle malattie infettive) o rappresentare anche una conseguenza involontaria di esperimenti con un altro fine.

Un esempio calzante per il secondo caso è una serie di esperimenti pubblicati nel 2001 e che avevano come scopo rendere sterili i topi usati come cavie. La risposta immunitaria antivirale dei topi al virus del vaiolo del topo (in genere non mortale) avrebbe interessato anche gli ovuli, determinando quindi la sterilità delle cavie. Il virus modificato è risultato di conseguenza estremamente mortale, a maggior ragione se i topi prima erano stati vaccinati contro il virus normale. Poiché il virus del vaiolo dei topi è prossimo a quello dell’uomo, sorsero timori che anche i virus del vaiolo dell’uomo, contro i quali anche i noti vaccini sarebbero stati inefficaci, potessero essere prodotti in maniera simile.

Altre attività sono quelle che diminuiscono l’efficacia di vaccini, antibiotici, antivirali o di sostanze a uso agricolo contro organismi patogeni (lett. g). L’esempio del virus modificato del vaiolo dei topi può avere una funzione illustrativa anche in tal caso.

La lettera h si riferisce da un lato alle attività con l’obiettivo di ripristinare organismi debellati o estinti. Nel 2005, ad esempio, il ceppo del virus dell’influenza spagnola, che tra il 1918 e il 1920 ha causato da 25 a 50 milioni di vittime a livello mondiale, è stato riprodotto in laboratorio. A tal fine furono necessari campioni di tessuto delle vittime dell’influenza spagnola. Il secondo

12/18 054.11-00031/00006/00002/R383-0208