Rapporto sui risultati

Consultazione 2018/82: Iv.pa. 18.441 «Controprogetto indiretto all'iniziativa sul congedo di paternità» · 28 pagine

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intermedio verso un congedo parentale. PEV, PES, PSS e PS-D auspicano un congedo di paternità più lungo o un congedo parentale. Il PLR sostiene l’introduzione di un congedo di paternità con alcune riserve, mentre l’UDC la respinge del tutto.

Tra le associazioni partecipanti, cinque (UCS, swissstaffing, H+, CCIF e ASA) si dichiarano (piuttosto) favorevoli al controprogetto indiretto. Travail.Suisse, USS, SIC Svizzera e altre 12 associazioni dei lavoratori preferirebbero un congedo di paternità di durata maggiore, eventualmente combinato a un congedo parentale. 12 associazioni dei datori di lavoro e del settore dell’artigianato (tra cui USI e USAM) respingono l’introduzione di un congedo di paternità.

Tra i 31 organi esecutivi e organizzazioni interessate che si sono espressi, solo una minoranza (CDOS, USDCR e VFG) sostiene senza riserve un congedo di paternità indennizzato di due settimane. La stragrande maggioranza esige una durata più elevata (quattro settimane, come chiesto dall’iniziativa popolare) oppure un modello che preveda un congedo legato alla nascita di un figlio e un successivo congedo parentale di durata maggiore. Una parte di questi partecipanti sosterrebbe il controprogetto indiretto quale passo nella giusta direzione, mentre un’altra parte ritiene che quattro settimane sia il minimo indispensabile. CCCC e ACCP esprimono critiche in merito all’onere di attuazione e controllo. Il Forum PMI respinge la proposta.

Cantoni

11 Cantoni (UR, SG, ZH, SO, GR, BS, LU, SH, BE, FR, JU) sostengono il controprogetto della CSSS-S.

TG concorda con la Commissione sull’opportunità di opporre un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Per un congedo di paternità ragionevole – a favore di tutta la famiglia». TI approva con favore l’idea di un congedo di paternità ed esprime talune riserve di tipo tecnico.

Quattro Cantoni (VD, NE, VS, GE) sostengono il progetto quale primo passo verso un miglioramento, pur auspicando che il congedo di paternità sia più lungo (quattro settimane).

Essi motivano la loro approvazione con argomenti inerenti alla politica familiare, alla politica delle pari opportunità e al mercato del lavoro. A loro avviso, il congedo di paternità risponde a un bisogno diffuso e si ripercuoterebbe positivamente sull’effettiva parità tra uomo e donna, trattandosi di una misura idonea a coinvolgere maggiormente i padri nei compiti familiari ed educativi. Contribuisce inoltre a migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro e a mantenere il potenziale di risorse umane nazionali. La proposta rappresenta un compromesso ragionevole tra quanto richiesto dall’iniziativa popolare e gli interessi dell’economia. Il finanziamento tramite le IPG è, inoltre, una soluzione sostenibile sia per i datori di lavoro che per i lavoratori e, nonostante i costi supplementari e l’onere amministrativo, predominerebbero gli effetti positivi. Per contro, in caso di approvazione dell’iniziativa popolare per l’introduzione di un congedo di paternità di quattro settimane, le ripercussioni negative sarebbero maggiori.

Alcuni dei Cantoni favorevoli esprimono qualche riserva. SH sottolinea la complessità dell’esecuzione, pur giudicandola sostenibile considerato il numero di 14 indennità giornaliere. Secondo ZH a livello di processo bisogna badare a mantenere l’onere amministrativo il più contenuto possibile. Ai fini della coerenza sul piano legislativo, GE e JU ritengono importante coordinare il tema del congedo di paternità con altre riforme in corso. JU individua diversi problemi nel quadro dell’attuazione e propone alcune soluzioni. VD fa notare che il congedo di paternità proposto costituisce soltanto un minimo legale e che i Cantoni possono prevedere nei loro regolamenti termini più ampi.

Nove Cantoni (GL, BL, AG, NW, ZG, AI, OW, AR, SZ) si dichiarano contrari al congedo di paternità proposto, adducendo gli argomenti esposti di seguito.

Un congedo di paternità rappresenta un onere (troppo) elevato a livello di organizzazione e finanziamento per molte imprese, in particolare per le PMI, a causa delle spese salariali e degli oneri salariali accessori supplementari (SZ, BL, GL, AI). Esso comporterebbe una limitazione