Rapporto sui risultati

Consultazione 2018/82: Iv.pa. 18.441 «Controprogetto indiretto all'iniziativa sul congedo di paternità» · 28 pagine

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alla promozione di condizioni di lavoro favorevoli alle famiglie, ma respinge l’introduzione nella legge di un congedo di paternità pagato. Quest’ultimo andrebbe regolamentato internamente all’azienda su base volontaria o a livello di contratti collettivi di lavoro (CCL). La concorrenzialità è un elemento centrale per i suoi membri e un aumento dei costi salariali è dunque da escludere. Un incremento degli stessi non sarebbe sostenibile per le assicurazioni sociali e un congedo di paternità, sia questo di due o di quattro settimane, causerebbe notevoli difficoltà organizzative soprattutto alle piccole e medie imprese. Suissetec ritiene di aver già trovato una soluzione adeguata per il suo settore. A suo parere la proposta del controprogetto risulta svantaggiosa rispetto alla regolamentazione del congedo di paternità prevista nel proprio CCL, in particolare in considerazione delle ripercussioni sul piano organizzativo. Per questo motivo, respinge il controprogetto indiretto, che tuttavia prediligerebbe certamente rispetto all’iniziativa popolare. GastroSuisse e hotelleriesuisse giudicano l’introduzione di un congedo di paternità legale di due settimane un’ingerenza nel partenariato sociale, con un conseguente indebolimento di quest’ultimo. Il CCL nazionale dichiarato di obbligatorietà generale per il settore alberghiero prevede già oggi un congedo di paternità pagato di cinque giorni. Misure coercitive imposte dallo Stato sono controproducenti e i costi supplementari generati per imprese ed economia sono insostenibili. Holzbau Schweiz è convinta dell’importanza di migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro e sostiene la possibilità di lavorare a tempo parziale, il congedo di paternità ecc. Tuttavia ritiene che due settimane di congedo non apporterebbero praticamente nessun contributo a una ripartizione dei ruoli più equilibrata. L’associazione è convinta che le varie sfide in gioco possono essere affrontate più adeguatamente attraverso soluzioni a livello di partenariato sociale. Sebbene infatti una parte dell’onere finanziario a carico delle aziende verrebbe attenuata attraverso le IPG, nel prossimo futuro i contributi sociali aumenterebbero notevolmente e con essi il peso economico a carico delle aziende. La SSIC dichiara di preferire sistemi individuali e flessibili a livello di impresa rispetto a costose soluzioni unitarie a livello di legge, in particolare quando queste ultime generano annualmente costi per oltre 200 milioni di franchi e un aumento dei contributi salariali alle IPG, come il congedo di paternità di due settimane. L’esperienza dimostra che le imprese si assumono le proprie responsabilità e cercano soluzioni individuali e flessibili con i propri

collaboratori. GastroSuisse, hotelleriesuisse, Holzbau Schweiz e SSIC sono unanimi nel

giudicare molto problematico per le piccole imprese l’onere organizzativo che deriverebbe da un congedo di paternità imposto per legge. L’USIE ritiene che l’urgente necessità di risanare la previdenza per la vecchiaia non lasci margine di manovra per ulteriori aumenti degli oneri salariali accessori.

Organi esecutivi, organizzazioni e parti interessate

Posizioni piuttosto favorevoli al controprogetto indiretto

La CDOS condivide gli obiettivi di politica familiare e sociale e giudica un congedo di due settimane una soluzione adeguata e meglio conciliabile con le esigenze dell’economia rispetto alle quattro settimane dell’iniziativa popolare. Accoglie inoltre favorevolmente il finanziamento attraverso le IPG. L’USDCR sostiene la proposta della CSSS-S, perché permetterebbe, tra l’altro, di promuovere le prospettive professionali delle donne, e concorda con il disciplinamento unitario e la compensazione finanziaria in virtù della LIPG. L’associazione VFG approva il controprogetto; un congedo di due settimane finanziato tramite le IPG è sostenibile anche per le piccole imprese. Considerando l’attività esecutiva, la CCCC si dichiara disposta a sostenere l’introduzione di un congedo di paternità di due settimane a condizione che le disposizioni relative alla fruizione sotto forma di giornate venga semplificata. In caso contrario, l’introduzione genererebbe spese di amministrazione eccessive per tutte le parti interessate (datori di lavoro e casse di compensazione). Per l’ACCP la concessione di un congedo di paternità è una questione politica. In linea di principio approva il finanziamento attraverso le IPG, ma respinge la fruizione sotto forma di giornate a causa dell’onere sproporzionato a livello di attuazione e controllo.