Rapporto esplicativo
Consultazione 2013/122: Legge federale sugli orari di apertura dei negozi (LANeg). Attuazione della mozione Lombardi (12.3637): «Franco forte. Parziale armonizzazione degli orari d'apertura dei negozi» · 21 pagine
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3.4 Ripercussioni per la società
Un prolungamento degli orari di apertura ha un impatto potenzialmente positivo per l’occupazione: integrando un maggior numero di persone in cerca d’impiego nel mercato del lavoro e facendo di conseguenza diminuire il numero di persone disoccupate, la nuova legge federale può portare benefici sul piano sociale. L’impatto sulle condizioni di lavoro rimane tuttavia incerto e dipende da come sarà riorganizzato il lavoro nei negozi che decideranno di prolungare l’apertura e dall’esistenza o meno di contratti collettivi.
Il prolungamento degli orari di apertura ha però un impatto negativo sulle relazioni sociali e sugli interessi personali degli impiegati del settore. In particolare per le famiglie monoparentali, ma non solamente, potrebbero sorgere problemi tra vita professionale e organizzazione familiare, per esempio perché gli asili nido chiuderebbero prima dei negozi, situazione peraltro che si verifica già in molti casi. D’altro canto, i lavoratori avrebbero così la possibilità di fare la spesa dopo aver ripreso i figli all’asilo nido.
Prolungare gli orari di apertura significa anche che i consumatori hanno la possibilità di acquistare alcolici più a lungo, benché un’apertura fino alle 20 non dovrebbe avere conseguenze negative in tal senso. È però interessante notare che nel quadro della revisione della legge federale del 21 giugno 193223 sull’alcool si è discusso degli orari per la vendita degli alcolici.
3.5 Ripercussioni per l’ambiente
Un prolungamento degli orari d’apertura può avere vari risvolti sul piano ambientale, perlopiù a livello di traffico e consumo energetico.
Le conseguenze legate ai trasporti rimangono non quantificabili: è probabile che per quanto riguarda i trasporti pubblici non vi sia un’offerta adeguata al mattino presto o tardi la sera, in particolare nelle regioni periferiche e nelle zone rurali, rendendo poco attraente fare acquisti in queste fasce orarie. Se mancano i collegamenti con i mezzi pubblici, gli impiegati del commercio al dettaglio - ma anche i clienti - si sposteranno in macchina, determinando un aumento del traffico motorizzato individuale. Per contro, un prolungamento degli orari di apertura potrebbe anche evitare situazioni in cui tutti i consumatori si recano in massa a fare acquisti dopo il lavoro, con conseguente sovraccarico della rete stradale. In tal modo sarebbe possibile limitare l’inquinamento e avere un effetto positivo sull’ambiente. La simulazione di Crédit suisse dimostra che una liberalizzazione degli orari permetterebbe una migliore ripartizione degli acquisti sull’arco della giornata24. I pendolari potrebbero ottimizzare gli spostamenti e fermarsi per strada per fare acquisti, al mattino presto o la sera. Dal punto di vista del traffico transfrontaliero ci si può attendere a una leggera diminuzione del turismo degli acquisti, il che porterebbe alla diminuzione del traffico e dunque
dell’inquinamento. Inoltre, verrà ridimensionata la distorsione attuale che porta i consumatori a spostarsi da un Cantone all’altro per beneficiare di orari di apertura più lunghi, con un impatto positivo sulla situazione del traffico.
Un prolungamento degli orari di apertura ha un impatto anche in termini di consumo energetico (principalmente elettrico) difficile da valutare. Il consumo di elettricità per l’illuminazione nel settore del commercio è di circa un terawatt ora (TWh) all’anno25. Orari di
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RS 680
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Si veda riferimento della nota 11.
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Il gruppo settoriale «Commerce» ha registrato nel 2012 un consumo di elettricità di circa 4,2 TWh (Uffcio federale dell’energia UFE, 2013, Energieverbrauch in der Industrie und im Dienstleistungssektor 2012, p. 43; non tradotto). L’illuminazione corrisponde a circa 20-25 per cento di questo consumo (UFE, 2013, Analyse des schweizerischen Energieverbrauchs 2000-2012 nach Verwendungszwecken, p. 43; non tradotto).