Rapporto esplicativo
Consultazione 2013/122: Legge federale sugli orari di apertura dei negozi (LANeg). Attuazione della mozione Lombardi (12.3637): «Franco forte. Parziale armonizzazione degli orari d'apertura dei negozi» · 21 pagine
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abbia deciso di liberalizzare totalmente gli orari andando al di là di quanto richiesto nella mozione.
Per i Cantoni sul confine con i Paesi europei il prolungamento degli orari d’apertura può portare benefici, se si considera la concorrenza dei negozi oltreconfine. Al punto 0 sono state presentate le condizioni molto meno restrittive in vigore in Germania, Italia, Francia e Austria.
3.3 Ripercussioni economiche
Per il commercio al minuto nei Cantoni che attualmente hanno una normativa più restrittiva rispetto a quanto proposto dalla mozione Lombardi è opportuno fornire una panoramica delle ripercussioni sul piano economico date dall’apertura prolungata. I negozi per i quali al momento non esiste alcuna restrizione normativa in merito agli orari di apertura, se non la LL, e quelli che al momento hanno orari di apertura più generosi rispetto a quando prevede la LANeg dovranno far fronte all’aumento della concorrenza sul mercato svizzero.
Riferendosi all’esperienza internazionale non risulta semplice determinare gli effetti economici della liberalizzazione delle ore di apertura del commercio al minuto10 poiché essi dipendono in gran parte dalle condizioni quadro di partenza, ovvero dalle disposizioni del diritto del lavoro e dalla situazione concorrenziale nel commercio, nonché dalla portata della liberalizzazione degli orari.
L’analisi deve inoltre distinguere gli effetti a livello macroeconomico da quelli a livello microeconomico. Di norma si riconosce che sul piano macroeconomico una sovraregolamentazione statale ostacola la crescita e l’occupazione. Sul piano microeconomico il prolungamento degli orari di apertura dei negozi tocca in maniera diversa i diversi gruppi interessati, che vengono trattati singolarmente qui di seguito.
3.3.1 Impatto economico sui diversi gruppi di destinatari
Consumatori
Certi cambiamenti della società portano a un’evoluzione della domanda per quanto riguarda i consumi. Quando entrambi i partner lavorano fuori casa, oppure nel caso di single o famiglie monoparentali, gli orari di apertura troppo restrittivi possono essere difficilmente conciliabili con gli orari lavorativi. Se questi consumatori non riescono a fare gli acquisti durante il giorno, dovranno farli al di fuori degli orari lavorativi, ossia al mattino presto, la sera o il sabato. Chi può permetterselo farà la spesa nei negozi delle stazioni, degli aeroporti o delle stazioni di servizio, che hanno orari meno restrittivi e che, nei limiti consentiti dalla legge, continuano ad aumentare la loro offerta di prodotti per rispondere alle esigenze della clientela. Esiste anche la possibilità di recarsi nei Cantoni limitrofi, se hanno orari più generosi, oppure all’estero.
In generale si concorda nel dire che per i consumatori un ampliamento della fascia oraria di apertura11 sia positivo, e alla medesima conclusione giunge uno studio commissionato dalla
10
Si veda in particolare: Econcept, 2005, «Volkswirtschaftliche Auswirkungen flexibler Ladenöffnungszeiten» (non tradotto), Politique du marché du travail n° 12 , studio svolto su mandato della SECO. Lo studio considera sia l’esperienza internazionale (Svezia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Spagna, Francia, Germania e Austria), sia i Cantoni che hanno liberalizzato gli orari di apertura. Basandosi sui risultati, gli autori dello studio hanno svolto un’analisi quantitativa delle possibili conseguenze di orari di apertura meno restrittivi dei negozi nel nostro Paese. Da notare, tuttavia, che le ripercussioni del franco forte e quindi l’intensificazione del turismo degli acquisti non sono stati presi in considerazione.
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Crédit Suisse, 2014, Retail Outlook 2014, Fatti e tendenze, Swiss Issues Settori, Economic Research; Productivity Commission of the Australian Government, 2011, «Retail Trading Hours Regulation», Economic Structure and Performance of the Australian Retail Industry, Inquiry Report No. 56; Nooteboom B., 2006, «The