Rapporto esplicativo

Consultazione 2014/153: Scambio automatico di informazioni a livello internazionale in ambito fiscale · 55 pagine

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internazionali hanno avviato una verifica fondamentale dei modelli commerciali dei fornitori svizzeri di servizi finanziari e influenzano le decisioni di investimento degli istituti finanziari residenti in Svizzera.

Il settore finanziario è una parte importante dell’economia svizzera e contribuisce annualmente al 10 per cento circa del prodotto interno lordo e al 6 per cento circa dell’occupazione totale. Secondo la statistica della Banca nazionale il volume di titoli depositati presso le banche era alla fine del 2013 di 5 097 miliardi in totale, di cui 2 768 miliardi di franchi erano in possesso di titolari di deposito esteri. Circa il 10 per cento del totale viene gestito da gestori patrimoniali attivi in modo indipendente. Gli istituti finanziari direttamente interessati dall’introduzione dello scambio automatico di informazioni sono quelli che gestiscono in Svizzera patrimoni di clienti esteri e che quindi devono introdurre i necessari processi per lo scambio automatico di informazioni. L’ammontare dei patrimoni gestiti in Svizzera verrebbe influenzato anche se i clienti esteri trasferissero i loro beni all’estero o li utilizzerebbero per regolarizzare l‘imposta.

Non è possibile escludere che i beni patrimoniali di clienti esteri gestiti da istituti finanziari svizzeri in Svizzera tenderanno a diminuire a seguito della regolarizzazione fiscale. Un ulteriore deflusso di averi di clienti dovuto all’introduzione dello scambio automatico di informazioni dovrebbe mantenersi entro i limiti, poiché il processo per la regolarizzazione del passato in Svizzera è stato avviato da qualche tempo e si presume che le sue aspettative siano realizzate. Con la strategia volta a far emergere il denaro non dichiarato adottata nel mese di dicembre del 2009 e concretizzata nel mese di febbraio del 2012, il Consiglio federale ha avviato il processo per la trasparenza fiscale. In questo ambito la Svizzera ha messo in vigore convenzioni che prevedono già un tipo di comunicazione (volontaria) o una riscossione o un rilevamento di dati per l’estero (Convenzioni sull’imposizione alla fonte con il Regno Unito e l’Austria, Accordo FATCA con gli Stati Uniti). Dal 2005 è inoltre già in vigore l’Accordo sulla fiscalità del risparmio con l’UE che autorizza comunicazioni volontarie. Questi accordi, congiuntamente agli sforzi interni delle banche e in parte con i programmi di regolarizzazione esistenti all’estero, comportano che la regolarizzazione del passato per le persone con beni patrimoniali in Svizzera sia già in fase avanzata in particolare per quanto concerne questi Stati interessati.

L’effetto dello scambio automatico di informazioni nel settore finanziario e nell’economia si è fatto pertanto sentire ma non è stato repentino, se si tiene conto della via intrapresa sinora dalla Svizzera. Le ripercussioni economiche dello scambio automatico di informazioni sono inoltre da considerare nell’ottica delle altre notevoli sfide attuali al livello economico e normativo per il settore finanziario. Esse non sono nettamente scindibili. Inoltre, la stima dei costi e benefici dovuta all’introduzione dello scambio automatico di informazioni, e il suo eventuale saldo, deve restare in primo luogo di ordine qualitativo.

Ponderazione costi-benefici

Per la Svizzera e la sua piazza finanziaria il principale beneficio in caso di introduzione dello standard internazionale sullo scambio automatico di informazioni sarebbe il miglioramento della sua reputazione e quindi rappresentare nelle relazioni bilaterali un’importante Giurisdizione partner nel campo finanziario ed economico. Uno standard internazionale sullo scambio automatico di informazioni uniforme offre ulteriori vantaggi alla Svizzera, in particolare il rafforzamento della certezza del diritto per gli istituti finanziari attivi a livello internazionale e al contempo – grazie all’intesa su uno standard da attuare in modo uniforme e globale - pari condizioni nella concorrenza (level playing field). Si prospettano anche buone probabilità, visto che attraverso di esso l’accesso al mercato dovrebbe essere agevolato.

La fase introduttiva dello scambio automatico di informazioni comporterà per gli istituti finanziari interessati maggiori costi di attuazione. Questi costi risultano in primo luogo dai lavori di preparazione a livello giuridico e tecnico (ad es. due diligence, formazioni per il personale, lavori concernenti l’informazione), dall’infrastruttura (soprattutto i sistemi informatici) in relazione con l’ottenimento, l’elaborazione, lo scambio e la garanzia della qualità dei dati nonché dai relativi costi per il personale. Il ramo stima che per il settore bancario lo scambio automatico di informazioni potrebbe costare tra i 300 e i 600 milioni di franchi ovvero tra 3 e 15 milioni di franchi per istituto. Questi costi sono attualmente difficili da stimare e dipendono anche dalla scelta della modalità di attuazione. Resta inteso che ci si può basare sui processi già introdotti dagli istituti finanziari per le Convenzioni sull’imposizione alla fonte con il Regno Unito e l’Austria, l’Accordo FATCA con gli Stati Uniti e l’Accordo sulla fiscalità del rispar-

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