Rapporto sui risultati
Consultazione 2024/28: Attuazione e finanziamento dell’iniziativa per una 13esima mensilità AVS; modifica della Legge federale sull’assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (LAVS) e della Legge federale sulle prestazioni complementari (LPC) · 30 pagine
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Se una parte del Centro è restia all’idea di finanziare la 13arendita AVS mediante i contributi, il cui aumento potrebbe avere ripercussioni negative sul potere d’acquisto, in particolare del ceto medio e della popolazione attiva (sia per i salariati che per i datori di lavoro), un’altra parte del partito non esclude tale possibilità, tenuto conto dell’urgenza di agire.
I Giovani del Centro chiedono che il finanziamento sia ripartito sull’intera popolazione ed escludono dunque un aumento esclusivamente dei contributi salariali, che genererebbe notevoli difficoltà finanziarie supplementari per la popolazione attiva, e in particolare per i giovani.
Il pvl respinge la variante 1, ritenendo che causerebbe un onere finanziario maggiore per la popolazione attiva, le cui prime vittime sarebbero le famiglie del ceto medio e le persone con redditi modesti. Inoltre, a suo parere l’aumento del costo del lavoro derivante dall’incremento dei contributi salariali ridurrebbe gli incentivi al lavoro.
Il PLR respinge la variante 1, ritenendo che l’aumento dei contributi andrebbe a scapito soltanto della popolazione attiva. Il più toccato in assoluto sarebbe il ceto medio che lavora, in particolare le giovani famiglie, che vedrebbero ridursi il loro potere d’acquisto. A suo avviso, occorre ricompensare il lavoro e la prestazione, tanto più in periodi contraddistinti da carenza di lavoratori qualificati. Anche le PMI, che costituiscono la spina dorsale dell’economia svizzera e non andrebbero indebolite, risulterebbero fortemente toccate.
L’UDC parte dal presupposto che, in caso di aumento dei contributi salariali, i contributi dei datori di lavoro verranno ripercossi nella misura del 70 per cento sui salariati, i quali dovranno quindi farsi carico della maggior parte dell’aumento. Il reddito imponibile delle persone interessate si ridurrà di conseguenza. Inoltre, gli utili delle imprese diminuiranno a causa del residuo 30 per cento di contributi salariali. Ne risulterà una diminuzione delle entrate per l’imposta federale diretta e per le imposte sul reddito cantonali. Il partito chiede quindi soluzioni per compensare tali perdite fiscali.
Associazioni mantello nazionali dell’economia
Tra le associazioni mantello nazionali dell’economia, 2 (Travail.Suisse e USS) sostengono la variante 1A, mentre 4 (economiesuisse, USI, usam e SIC) la respingono esplicitamente.
Travail.Suisse predilige la variante 1A, che a suo avviso presenta i vantaggi di essere attuabile rapidamente e di comprendere un finanziamento solidale in funzione del reddito. Inoltre, questa variante non inciderebbe troppo sul Fondo di compensazione AVS. Rispetto alla variante 1B, che l’associazione potrebbe altresì sostenere, la variante 1A non compenserebbe il mancato contributo della Confederazione alla 13arendita AVS a scapito dei lavoratori (e dei datori di lavoro).
L’USS considera la variante 1 come particolarmente sociale, il che è importante soprattutto per le persone con redditi modesti. Questa modalità di finanziamento dovrebbe avere un impatto contenuto sulle persone in questione e sui loro datori di lavoro, poiché gli oneri sociali di altre assicurazioni sociali (p. es. assicurazione contro gli infortuni, assicurazione contro la disoccupazione e assegni familiari) sono sensibilmente diminuiti e presumibilmente continueranno a farlo. Di conseguenza, l’associazione ritiene che con la variante 1 la 13arendita AVS non genererà oneri supplementari. Precisa inoltre che un aumento supplementare delle spese a carico della popolazione per finanziare la quota a carico della Confederazione non va nella buona direzione.
Per contro, economiesuisse, USI e usam si oppongono a un aumento dei contributi salariali, ritenendo che questo ridurrebbe la concorrenzialità delle imprese e nuocerebbe alla piazza