Rapporto sui risultati
Consultazione 2004/102: Legge federale sulla geoinformazione (Legge sulla geoinformazione, LGI) · 21 pagine
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L’UDC approva in principio il disegno di legge, ma rileva che bisognerebbe chiarire definitivamente, quali siano le ripercussioni finanziarie e in termini di personale per la Confederazione e per i Cantoni. Deplora che l’Amministrazione voglia approfittare di un ulteriore aumento delle entrate fiscali. Approva espressamente il catasto ma esige che venga tenuto a livello federale piuttosto che essere delegato ai Cantoni come ulteriore compito aggiuntivo.
Il Partito evangelico PEV è in principio molto favorevole al progetto ma è piuttosto scettico quanto all’intenzione di coordinare integralmente tutti i geodati a tutti i livelli; la Confederazione dovrebbe limitarsi ai geodati di importanza nazionale. Il partito respinge l'idea del catasto e la relativa regolamentazione in quanto non si tratterebbe di un compito della Confederazione. Il catasto è inadeguato e troppo costoso.
3.1.3 Commenti delle associazioni mantello
Come associazione mantello l’USAM approva la legge ma nel contempo sottolinea tre importanti difetti del progetto.
Innanzitutto, il progetto travalica ampiamente le competenze conferite alla Confederazione dalla Costituzione (art. 75a Cost.); inoltre, la disposizione sull’esecuzione sostitutiva costituisce una violazione dell’autonomia cantonale.
Secondariamente, l’USAM deplora la scarsa chiarezza circa le ripercussioni finanziarie e sostiene che il disegno di legge debba essere inserito in un quadro finanziario particolareggiato.
Infine, il disegno di legge tace quanto a un possibile contributo dell’economia privata alla creazione di una banca di dati georeferenziati. L’USAM auspica che l’economia privata possa rilevare, gestire e diffondere i geodati riconosciuti come geodati di base, purché si tratti di dati che soddisfano i criteri definiti dalle autorità.
La camera di commercio vodese dubita che il nuovo articolo 75a Cost. conferisca alla Confederazione il diritto di esigere che i Cantoni pubblichino un catasto delle restrizioni della proprietà e tantomeno quello di esigere che se ne addossino i relativi costi. Sotto questo aspetto il rispetto del federalismo è importante, tanto più che i Cantoni dispongono di tipi di catasto molto diversi; la possibilità di ricorrere alla esecuzione sostitutiva è assolutamente inaccettabile. La disposizione sul catasto delle restrizioni di diritto pubblico della proprietà deve essere espunta dal disegno.
Quanto al finanziamento, la camera di commercio vodese deplora che il principio dei costi marginali non sia direttamente applicabile. Se vengono raccolti dati con il denaro dei contribuenti, sarebbe ingiusto che questi debbano passare una seconda volta alla cassa per coprire le spese di investimento. Piuttosto, i dati dovrebbero avere un costo per quanto possibile contenuto, per favorirne un largo uso. Se desidera un catasto sul piano federale, la Confederazione deve assumersene da sé il costo. Sono oggetto di critica anche i commenti relativi all’articolo 33, in base ai quali la spesa per l’aggiornamento e l’allestimento del catasto delle restrizioni della proprietà sarebbero molto contenuti: si deplora che si taccia l’ingente spesa necessaria per il necessario rilevamento di tutte le restrizioni esistenti. Inoltre, il contributo dell’economia privata dovrebbe essere previsto nella legge, sviluppando gli opportuni meccanismi finanziari. Il disegno di legge posto in consultazione presenta dunque numerosi difetti e affinché possa essere accettato abbisogna imperativamente di opportune modifiche.
Per la FER, la legge proposta persegue a giusto titolo la realizzazione di un sistema di informazione unitario a livello federale e propone giustamente un quadro per i sempre più variati geodati, o perlomeno per quelli di interesse pubblico. Si deplora comunque che la legge