Rapporto esplicativo
Consultazione 2015/9: 13.443 n Iv.pa. CIP-CN. Equa rappresentanza delle componenti linguistiche in un Consiglio federale composto di nove membri · 18 pagine
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Come spiegato nel numero 1.3.2, l’articolo 175 capoverso 4 Cost. ha carattere essenzialmente dichiaratorio vista l’indeterminatezza giuridica dei termini utilizzati. Tuttavia è proprio in ragione della valenza simbolica di questa disposizione che occorre trovare una formulazione equivalente in tutte le lingue. Per questa ragione, la Commissione ha deciso di riprendere la formulazione dei testi francesi e italiani che, nell’uso corrente, vengono sentiti come più vincolanti della formulazione tedesca. Va dunque garantito che le diverse regioni del Paese e le regioni linguistiche siano «equamente rappresentate» in Consiglio federale.
2.3 Proposta della minoranza: non entrare in materia
Una minoranza della Commissione si pronuncia contro l’aumento del numero di membri del Consiglio federale. A suo avviso, l’elezione di candidati provenienti da diverse regioni del Paese e diverse regioni linguistiche è espressione di una volontà politica e non può essere realizzata da una riforma strutturale. Se reputa che sia importante tener conto della diversità regionale e linguistica della Svizzera, l’Assemblea federale farà in modo che essa si rifletta nella composizione del Consiglio federale, indipendentemente da numero di membri di cui esso è composto. È del resto quanto l’Assemblea federale ha sempre fatto fin dalla fondazione dello Stato federale. Va aggiunto che le statistiche dimostrano chiaramente come in ogni epoca le minoranze linguistiche siano addirittura state sovrarappresentate in Consiglio federale rispetto alla loro quota nella popolazione totale. La minoranza ritiene che l’assenza di un rappresentante del Cantone del Ticino in questi ultimi anni sia soltanto passeggera e, negli auspici, destinata a non durare a lungo.
Secondo la minoranza, la priorità non deve essere quella di rappresentare il maggior numero di gruppi di popolazione, ma di permettere al governo di svolgere le sue attività nel modo più efficace possibile. Il governo non è un organo rappresentativo, ma un organo di direzione e di esecuzione. Affinché possa continuare a svolgere i suoi compiti, deve poter agire in quanto collegio. Le precedenti riforme avevano per l’appunto l’obiettivo di rafforzare il ruolo del Consiglio federale per lottare contro la cosiddetta crescente dipartimentalizzazione. L’aumento del numero dei consiglieri federali genererebbe l’effetto inverso: ognuno dei membri avrebbe meno influenza di prima in seno al Consiglio federale e si concentrerebbe sul proprio dipartimento. Per poter funzionare, un governo di nove membri dovrebbe essere diretto da una presidenza forte: occorrerebbe ampliare le competenze del presidente e prolungare la durata della sua funzione. Questo sistema rimetterebbe però in questione il principio di collegialità, che si fonda sull’uguaglianza tra tutti i membri del governo.
Da ultimo, la minoranza ricorda che dall’aumento del numero dei consiglieri federali, e dunque dei dipartimenti, scaturirebbero nuove relazioni interdipartimentali che complicherebbero i processi a livello fattuale e temporale. Il lavoro di coordinamento richiederebbe un impegno ancora maggiore. L’aumento dei membri del governo aggraverebbe la burocratizzazione indebolendo al tempo stesso l’organo governativo.
Un’altra minoranza della Commissione propone, nel caso in cui si decida di entrare in materia, che l’articolo 175 capoverso 1 Cost. non venga modificato. La minoranza non ha niente in contrario che l’articolo 175 capoverso 4 Cost. venga migliorato dal