Rapporto esplicativo

Consultazione 2010/83: Disposizione costituzionale di carattere generale sul servizio universale · 16 pagine

Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 11Fedlex · Rapporto esplicativo

all’articolo 5a, precisarlo sarebbe una ripetizione inutile. Anche senza menzionarlo va da sé che non vi è alcun trasferimento delle competenze, che l’iniziativa privata è il punto di partenza e che l’intervento dello Stato deve essere adeguatamente giustificato. Questo carattere sussidiario della norma significa anche che non crea nuove basi che permettano di derogare alla libertà economica (ad es. accordare garanzie statali a imprese con un mandato di servizio universale).

Il capoverso 2 definisce la nozione di servizio universale posta dal capoverso 1, conformemente alle spiegazioni di cui al numero 1.1.2. Cita inoltre qualche settore tipico nel quale le collettività pubbliche devono impegnarsi a favore del servizio universale. La lista, come chiede la mozione, non è esaustiva. Benché la nozione di servizio universale non sia applicabile unicamente agli ambiti in cui le collettività pubbliche apportano un contributo attivo - secondo la definizione qui utilizzata – gli esempi menzionati concernono prevalentemente proprio tali ambiti. La formulazione («i beni e le prestazioni fondamentali di usuale necessità, segnatamente...») mette in rilievo il fatto che non tutti i beni e le prestazioni dei settori menzionati sono da considerarsi fondamentali e di usuale necessità. Il servizio universale riguarda una parte di ciascun settore. Anche su questa parte, considerata di servizio universale, sarà continuamente discusso a livello politico dell’opportunità degli interventi statali e delle misure da adottare.

Come illustrato al numero 1.1.3, le esigenze del servizio universale sono soddisfatte nei diversi ambiti attraverso mezzi diversi e ripartizioni diverse tra pubblico e privato. Ad un estremo della casistica si trova l’approvvigionamento idrico, generalmente garantito direttamente dallo Stato secondo un’amministrazione di prestazione classica. All’altro estremo si trovano i servizi finanziari forniti, ad esempio, dal settore privato (ad eccezione del traffico di pagamenti garantito dalla Posta) e per i quali la sorveglianza dello Stato si limita alla lotta agli abusi. L’avamprogetto non modifica in alcun modo questo stato di fatto.

Naturalmente numerosi ambiti che possono essere considerati come attinenti al servizio universale non sono citati per diverse ragioni. È ad esempio il caso di alcuni settori dei servizi finanziari o dello sport, disciplinato all’articolo 68 Cost., oppure della cultura, della radio o della televisione (art. 69 e 93 Cost.). Ciò non significa che l’idea del servizio universale non sia attinente a questi ambiti ma che piuttosto in questi ambiti si manifesta meno tipicamente che nei settori elencati.

Il capoverso 3 sancisce alcuni criteri in funzione dei quali occorrerebbe misurare gli sforzi per migliorare il servizio universale. Si tratta di obiettivi suscettibili di trovare il consenso generale della popolazione. Poiché il campo di applicazione della norma è molto vasto e aperto, occorre scegliere una serie di criteri che siano applicabili a tutti gli ambiti mirati. Si tratta quindi di principi generali che non devono essere intesi come imperativi in assoluto ma che devono poter essere sempre limitati nella prassi. Ad esempio se si sviluppasse l’offerta senza limiti ai sensi delle lettere a - c, i prodotti non sarebbero più abbordabili (lett. e). Ad ogni livello dello Stato federale, il legislatore deve ricercare sempre il compromesso, nel suo ambito di competenza, per trasporre i criteri generali in soluzioni concrete e finanziariamente sostenibili.

I criteri sono i seguenti:

a. Disponibilità in tutte le regioni del Paese: il servizio universale tiene conto della componente geografica delle regioni economicamente più deboli e vuole incitare le regioni più ricche a dare prova di solidarietà. Ad esempio, la copertura delle regioni periferiche poco popolate da parte dei servizi po-