Rapporto LF
Consultazione 2013/39: Legge e ordinanza sulle abitazioni secondarie · 14 pagine
Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 11Fedlex · Rapporto esplicativo
N. registrazione/dossier: M122-0129
possibile cambiarne la destinazione, le abitazioni primarie appartenenti ai residenti di un Comune aumentino talmente di valore che essi non possano più tenerle, con la conseguenza di venire a poco a poco allontanati dai nuclei degli abitati. È invece considerato un comportamento abusivo per esempio quello di vendere la propria abitazione primaria quale abitazione secondaria e nel contempo costruire una nuova abitazione primaria su un terreno in zona edificabile non ancora edificato nel Comune in questione o in un Comune limitrofo allo scopo di trarre un beneficio finanziario dall’operazione.
Per contrastare simili sviluppi e abusi, si possono emanare prescrizioni di diritto edilizio volte a limitare del tutto o in parte la possibilità di cambiare la destinazione. Ad esempio, i cambiamenti di destinazione possono essere vincolati a un’autorizzazione edilizia e si può prevedere di autorizzarli soltanto a condizione che non venga edificata una costruzione sostitutiva abusiva dieci anni dopo il cambiamento di destinazione. Sono ipotizzabili anche prescrizioni di diritto edilizio in base alle quali i cambiamenti di destinazione sono autorizzati solamente se, nel contempo, un determinato numero di abitazioni secondarie è destinato allo sfruttamento commerciale.
Nell’avamprogetto non vengono specificate le misure che, secondo l’articolo 13, i Cantoni e i Comuni sono tenuti ad adottare. Tali misure possono per esempio riferirsi alla pianificazione del territorio.
Art. 15 Sospensione della limitazione d’uso
Nell’avamprogetto si parte sostanzialmente dal presupposto che le condizioni d’uso possano essere mantenute tali e quali nel lungo periodo, ragione per cui non ne viene disciplinata la soppressione definitiva. Tali condizioni devono inoltre essere implementate (cfr. art. 19 seg. sul ripristino dello stato legale).
Non si può tuttavia escludere la possibilità che le condizioni d’uso non vengano mantenute tali e quali. Per questa ragione, il capoverso 1 dell’articolo 15 ne prevede la sospensione per un determinato periodo. L’idea di fondo è che, alla conservazione di una condizione d’uso, si frappongono ostacoli inevitabili di natura transitoria, come il fatto di dover prendere determinate decisioni all’interno di una comunità ereditaria in seguito a una successione. In casi del genere, dev’essere possibile sospendere la limitazione d’uso per un periodo limitato. Può tuttavia anche succedere che, per varie ragioni (p. es. un’offerta eccessiva) non sussista una domanda per determinate abitazioni. Se l’uso dell’abitazione in questione è limitato allo sfruttamento a scopi turistici, la ricerca di persone che sono disposte a usarla quale abitazione primaria sarà del tutto vana. Se, oltretutto, in casi del genere, non è dato sapere quando si potrà ripristinare l’uso lecito dell’abitazione, l’autorità preposta deve poter avere la facoltà di sospendere, sulla base di una prova pertinente, la condizione d’uso a tempo indeterminato (cpv. 2).
Art. 16 Tassa di compensazione
Per evitare che i proprietari di abitazioni la cui condizione d’uso è stata sospesa a tempo indeterminato in virtù dell’articolo 15 capoverso 2 possano essere privilegiati rispetto a quelli che non hanno potuto beneficiare di questa possibilità, l’articolo 16 prevede la riscossione di una tassa di compensazione. Quest’ultima non viene introdotta per perseguire un fine a sé stesso, bensì allo scopo di frenare sul nascere la tentazione di realizzare senza criterio abitazioni sfruttate a scopi turistici. L’effetto dissuasivo deriva dal fatto che, in caso di un’offerta eccessiva di simili abitazioni, si possa speculare su un aumento del loro valore per via della possibilità di sospensione di cui sopra. La tassa di compensazione proposta è un contributo causale la cui ragion d’essere consiste nella sospensione a durata indeterminata di un obbligo di prestazione di diritto pubblico, nel caso specifico la sospensione dell’obbligo di utilizzare l’abitazione in modo conforme alle condizioni d’uso previste. La tassa, infine, non ha fini fiscali; il suo importo è calcolato in funzione della differenza tra il valore di reddito dell’abitazione con e senza condizioni d’uso. Se il valore di reddito dell’abitazione non aumenta in seguito alla sospensione della condizione d’uso (p. es. se un’abitazione non può essere utilizzata conformemente alla condizione d’uso per via di un’ubicazione sfavorevole o di una manutenzione carente), la tassa non viene riscossa. In questi casi, infatti, il proprietario dell’abitazione non ottiene alcun beneficio dalla sospensione della condizione d’uso.