Rapporto sui risultati

Consultazione 2017/55: Seconda tappa della revisione parziale della legge sulla pianificazione del territorio: consultazione su nuovi elementi · 25 pagine

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N. registrazione/dossier: COO.2093.100.5.699149

Il PPD sollecita la rinuncia a una strategia compensatoria totalmente basata sui volumi. Al suo posto, sarebbe da prevedere una «strategia di compensazione» più aperta (HEV).

La RKOO sottolinea la necessità di stabilire in modo esplicito che le zone di turismo intenso, i piani di utilizzazione speciale per le ferrovie di montagna, gli impianti di trasporto a fune con impianti di innevamento e altri impianti accessori possano continuare a essere autorizzati senza compensazione. Nel territorio alpino, dove sussistono ben poche possibilità di prevedere una reale compensazione, ad esempio per mancanza di potenziali costruzioni da demolire, si verrebbero a creare ulteriori inutili limitazioni.

SAB, USC; Bütschwil-Ganterschwil, BVGR, BVSH, Ebnat-Kappel, LBV, RAKUL, SSIC, suisseporcs e Toggenburg chiedono lo stralcio del capoverso 3.

2.2.5 Capoverso 4

Secondo SAB; Bütschwil-Ganterschwil, Ebnat-Kappel e Toggenburg, il capoverso 4 va cancellato.

La RKBM ritiene corretta la competenza qui prevista per i Cantoni, nonostante essa comporti un aggravio dell’onere amministrativo a loro carico.

2.3 Articolo 23f capoverso 4

BL, LU e ACS accolgono con favore l’aggiunta del capoverso 4.

Pur giudicando corretto, in linea di principio, concedere un’eccezione alle aziende d’estivazione,

l’ASPAN ritiene che le relative condizioni dovrebbero essere definite con chiarezza a livello della OPT.

SZ; SAB; BVNW, BVOW, BVSZ, BVUR, LF, LVO, ZBB e ZBV invocano la soppressione del capoverso 4.

Secondo GR, le aziende d’estivazione non sono né possono essere aziende agricole, ragione per cui non è nemmeno possibile stabilire a quali condizioni il requisito dell’esistenza di un’azienda agricola in grado di sussistere diventi in questi casi superfluo. GR respinge tale disposizione e chiede che venga

rielaborata.

I Giovani Verdi chiedono che l’onere di demolizione sia applicato in maniera rigorosa nel caso degli edifici abitativi destinati alle aziende d’estivazione: queste ultime, infatti, sarebbero non di rado situate in contesti paesaggistici fragili e isolati. Di conseguenza, si dovrebbe completare la formulazione aggiungendo che la realizzazione degli edifici abitativi deve obbligatoriamente avvenire in maniera tale da consentirne l’immediata demolizione non appena non è più possibile soddisfare la destinazione prevista in sede di autorizzazione.

2.4 Articolo 23g capoverso 2 lettera a

BL, BS, GE, LU, SZ; ACS, SAB; BVSZ, Migros e SOBV si dichiarano d’accordo con l’integrazione proposta. L’ACS è favorevole al fatto che in tal modo si continui a consentire la detenzione di pesci negli edifici esistenti. BS accoglie con soddisfazione il più ampio margine d’azione imprenditoriale che verrebbe così offerto agli agricoltori.

L’ASPAN critica invece la disposizione sostenendo che pesci, insetti e funghi non sono né prodotti agricoli né animali da reddito. Il relativo allevamento o la relativa produzione potrebbero avere luogo anche in una zona artigianale o industriale. Gli impianti per l’itticoltura indoor, moderni e a prova di mercato, sono inequivocabilmente di natura industriale-commerciale e, come tali, di pertinenza di una zona edificabile. Se, tuttavia, simili utilizzazioni hanno luogo soltanto in edifici esistenti e non sono classificate come agricoltura in senso stretto, il relativo impatto su ambiente e territorio è limitato. In un tal caso la disposizione potrebbe essere accettata.

La soppressione della disposizione viene richiesta da PSS, pvl; AHD, FP e pro natura. L’AHD sostiene che la produzione di animali, piante e funghi, così come la tenuta di cavalli, potrebbe eventualmente essere ammessa in presenza di una base foraggera o di materie prime proveniente principalmente dall’azienda.

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