Rapporto sui risultati

Consultazione 2025/82: 23.406 n Iv. pa. Jost. Famiglie forti grazie ad assegni adeguati · 24 pagine

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gni familiari comporterebbe costi aggiuntivi per i datori di lavoro, una crescita degli oneri complementari, nonché possibili svantaggi competitivi per le aziende. Si fa più volte riferimento al fatto che tali oneri andrebbero a sommarsi agli effetti dell’adeguamento degli assegni familiari al rincaro, già avvenuto dal 1° gennaio 2025, e ad altri interventi previsti nell’ambito delle politiche sociali, in particolare all’assegno di custodia di cui alla LSCus. AGV Basel ritiene che 361 milioni di franchi di costi aggiuntivi non siano sostenibili con la situazione economica attuale. Swissmem sottolinea altresì che l’aumento degli oneri complementari graverebbe in misura sproporzionata soprattutto sulle piccole e medie imprese. CP osserva che anche altri progetti come l’introduzione di rendite per coniugi, di un congedo parentale o di una tredicesima mensilità di rendita andrebbero a generare costi aggiuntivi per i datori di lavoro.

Altre organizzazioni e ambienti interessati

Stiftung Zukunft CH giudica la proposta sul finanziamento sensata, adeguata e attuabile

5.1.3 Federalismo e autonomia cantonale

Diversi partecipanti alla consultazione respingono l’aumento degli importi degli assegni familiari adducendo come argomentazioni la natura federalista del sistema degli assegni familiari e la garanzia dell’autonomia cantonale. Fanno notare che spetta ai Cantoni stabilire gli assegni e che un aumento a livello federale limiterebbe inutilmente il margine di azione esistente.

Cantoni e CDOS

Nove Cantoni (AI, BE, BL, GE, GR, LU, OW, ZG e ZH) e la CDOS motivano la loro contrarietà al progetto di aumentare gli importi degli assegni familiari facendo esplicito riferimento al federalismo e alla necessità di garantire l’autonomia cantonale. Argomentano spiegando che l’attuale sistema cantonale concede già il margine di manovra necessario per rispondere a peculiarità economiche regionali e alle differenze in termini di costo della vita. BL sottolinea che il sistema svizzero degli assegni familiari è caratterizzato da una natura fondamentalmente federalista. La competenza normativa dei Cantoni è giustificata dalla loro vicinanza alla realtà locale e non dovrebbe essere limitata imponendo importi minimi più elevati. NE mette a sua volta in evidenza la struttura federalista del sistema degli assegni familiari e ricorda che stabilire gli importi degli assegni è competenza dei Cantoni, che hanno impostato il sistema sulla base delle rispettive condizioni socioeconomiche. Stabilire nuove tariffe a livello federale, come proposto dal progetto, limiterebbe la flessibilità del sistema e ridurrebbe oltremodo il margine di manovra cantonale nella definizione degli assegni. GE ritiene essenziale che i Cantoni possano continuare a decidere liberamente in che modo desiderano sostenere le famiglie in condizioni di povertà o a rischio povertà. ZG sottolinea che limitare il margine di manovra dei Cantoni introducendo importi minimi più elevati sarebbe in contrasto con i principi del federalismo. OW critica il fatto che importi minimi più elevati limiterebbero l’autonomia dei Cantoni e il potenziale di innovazione (p. es. per prestazioni cantonali mirate in caso di necessità).

Partiti politici

Il PLR fa riferimento al margine d’azione federale dei Cantoni, i quali dispongono già oggi della competenza per fissare assegni familiari più elevati e vi ricorrono. Imporre un aumento a livello federale sarebbe in contraddizione con il principio consolidato del federalismo, che tiene conto delle differenze regionali in termini di costo della vita e di priorità politiche. L’UDC respinge un’ulteriore ingerenza da parte della Confederazione, poiché interverrebbe in modo eccessivo nelle strutture federali.

Associazioni dell’economia

Diverse associazioni di imprenditori (AGV Banken, AGV Basel e USI) osservano che stabilire l’importo degli assegni familiari spetta innanzitutto ai Cantoni. Un aumento indifferenziato a livello federale limiterebbe il margine di manovra cantonale, senza tener sufficientemente conto delle differenze regionali in termini di costo della vita.