Rapporto esplicativo

Consultazione 2020/12: Modifica della legge sul materiale bellico, controprogetto indiretto all'iniziativa popolare «Contro le esportazioni di armi in Paesi teatro di guerre civili (Iniziativa correttiva)» · 21 pagine

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Compendio

Il 20 dicembre 2019 il Consiglio federale ha deciso di raccomandare il respingimento dell’iniziativa popolare «Contro l’esportazione di armi in Paesi teatro di guerre civili (Iniziativa correttiva)». Pur capendo le principali ragioni dei promotori dell’iniziativa, ritiene che il testo proposto non debba avere rango costituzionale. Inoltre, l’accettazione dell’iniziativa indebolirebbe l’importante base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza (STIB). Di conseguenza, il Governo intende sottoporre al Parlamento un controprogetto indiretto volto a trasporre in una legge i criteri attualmente definiti a livello di ordinanza. A tal fine considera due varianti, una intesa a facilitare, nell’ottica dell’interesse generale del Paese, il mantenimento della STIB e una possibilità di reazione di fronte a eventi straordinari, e una seconda ispirata maggiormente alle rivendicazioni del comitato promotore.

Contenuto dell’iniziativa

Il comitato d’iniziativa «Allianz gegen Waffenexporte in Bürgerkriegsländer» chiede che i criteri di autorizzazione previsti per l’esportazione di armi non siano più disciplinati a livello di ordinanza, bensì per mezzo di divieti sanciti dalla Costituzione. Il Consiglio federale sarebbe così privato della competenza necessaria per adeguare tali criteri, e verrebbe sancito il divieto di esportare materiale bellico in Paesi teatro di guerre civili. I promotori dell’iniziativa intendono inoltre ripristinare lo status quo del 2014: le esportazioni di materiale bellico in Paesi che violano in modo grave e sistematico i diritti umani sarebbero vietate in modo generalizzato, a prescindere dal fatto che il materiale bellico destinato all’esportazione si presti o meno a essere utilizzato per commettere gravi violazioni di tali diritti.

Pregi e difetti dell’iniziativa

L’iniziativa riprende un acceso dibattito svoltosi nel 2018 su un adeguamento, poi non attuato, dei criteri di autorizzazione previsti per l’esportazione di materiale bellico, e conferisce al Popolo svizzero il diritto di esprimersi sull’impostazione della politica d’esportazione di tale materiale. Il trasferimento di competenze dal potere esecutivo al Popolo sovrano contraddice però il principio in virtù del quale il legislatore definisce i tratti essenziali di una normativa e lascia al Consiglio federale il compito di definire le pertinenti disposizioni d’esecuzione. La consacrazione di divieti a livello costituzionale priverebbe il Parlamento e il Consiglio federale del margine di manovra di cui dispongono per il mantenimento della base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza (STIB), dato che per un eventuale adeguamento dei criteri di autorizzazione ai mutamenti di circostanze occorrerebbe percorrere la lunga e onerosa procedura prevista per le modifiche della Costituzione. Il rafforzamento della STIB è però un importante obiettivo della politica di sicurezza del Consiglio federale. I divieti costituzionali sarebbero inoltre incompatibili con quanto previsto dai regimi speciali, ad esempio quello sulla fornitura di pezzi di ricambio per materiale già esportato dalla Svizzera, adottato dal Parlamento nell’interesse della certezza del diritto e quindi a tutela della fiducia. In questo modo si intende a garantire che la fornitura di pezzi di ricambio promessa per una certa durata dai fornitori svizzeri nell’ambito della vendita di sistemi d’arma non venga negata senza valide ragioni. I divieti di esportazione che l’iniziativa intende consacrare nella Costituzione impedirebbero un trattamento privilegiato delle forniture di pezzi di ricambio, rischiando così di compromettere la reputazione della Svizzera come partner economico affidabile e la competitività delle nostre imprese, dato che le prestazioni di garanzia pattuite non potrebbero più essere assicurate. I divieti auspicati dal comitato promotore dovrebbero quindi trovare posto in una legge anziché nella Costituzione.

Controprogetto

Il Consiglio federale capisce le rivendicazioni di fondo del comitato promotore, che chiede un maggiore controllo democratico, ma siccome l’iniziativa presenta alcune lacune propone un controprogetto indiretto in due varianti: una che prevede il mantenimento della STIB e una possibilità di reazione di fronte a eventi straordinari in considerazione degli interessi generali del Paese, e una seconda ispirata maggiormente alle richieste del comitato promotore. La principale rivendicazione del comitato, ossia il rafforzamento del controllo democratico, è considerata in entrambe le varianti. I criteri di autorizzazione sarebbero iscritti a livello di legge e gli eventuali adeguamenti sottostarebbero a referendum. Al tempo stesso, il controprogetto permette di evitare le conseguenze negative di una consacrazione di divieti