Rapporto sui risultati
Consultazione 2020/47: Iniziativa popolare «Per un clima sano (Iniziativa per i ghiacciai)» e il controprogetto diretto (decreto federale sulla politica climatica) · 33 pagine
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Numero di protocollo: BAFU-233.11-1853/4/6
Diversi partecipanti sostengono esplicitamente la rinuncia al divieto dei combustibili e carburanti fossili o concordano con la riduzione del loro consumo prevista dal controprogetto diretto in alternativa (economiesuisse, scienceindustries, Swissmem, CGCA, PLR, AES, EnDK, DCPA, ASA, SAB, Centre Patronal, suissetec, CARBURA, USAM, USC, FER, strasseschweiz, auto-schweiz, VFAS, FMS, Avenergy, Biofuels Schweiz, Consiglio dei PF, APF-HEV, ASIG, HotellerieSuisse, Junglandwirte, Swissmechanic, Gastrosuisse, FPSS, Cantoni ZH, OW, GR, SH, TG, FR, TI, VS, TCS, metal.suisse, ZHK,
AIHK, HKBB, Agora, Prométerre, IG Detailhandel). Una delle argomentazioni ripetutamente menzionata contro il divieto è che non si devono applicare divieti alle tecnologie. Sono stati espressi dubbi anche sulla disponibilità dei vettori energetici alternativi. Alcuni partecipanti dichiarano di rinunciare esplicitamente al divieto in questa fase, lasciando potenzialmente la porta aperta a una rivalutazione in un secondo momento.
Tra le file degli oppositori al divieto, diversi partecipanti hanno comunicato ulteriori osservazioni integrative. Nonostante la sua opposizione al divieto, il Consiglio dei PF teme che la formulazione del controprogetto diretto porti a condizioni meno ottimali per le alternative ai combustibili e carburanti fossili, dunque presenta una formulazione diversa. Il controprogetto diretto deve prevedere una regolamentazione chiara che ostacoli in maniera netta l’uso di combustibili e carburanti fossili a partire dal 2050.
Sebbene anche IG Detailhandel sostenga al momento la rinuncia a un divieto a partire dal 2050, ritiene che il Consiglio federale debba comunque spiegare come si può raggiungere l’obiettivo di un saldo netto pari a zero senza questa misura. Osserva, inoltre, che vi sono ancora molte incertezze riguardo allo sviluppo economico e tecnologico di qui al 2050. Secondo CARBURA, per molte applicazioni non esiste un sostituto adeguato dei combustibili e carburanti liquidi, i quali, in forma rinnovabile, non saranno disponibili in quantità sufficienti. Inoltre, una rinuncia ai combustibili e carburanti fossili può essere socialmente accettabile solo prevedendo sovvenzioni massicce. La formulazione del controprogetto diretto rappresenta il male minore rispetto all’iniziativa, ma continua a essere troppo restrittiva. Se i combustibili e carburanti fossili devono essere usati solo per poche applicazioni, l’infrastruttura di approvvigionamento, come i depositi carburanti, non può essere mantenuta. Anche Biofuels Schweiz fa riferimento a questa infrastruttura di approvvigionamento, il cui valore non deve essere trascurato, e osserva che dagli anni Settanta non vi sono mai più state difficoltà di approvvigionamento. Inoltre, apportando piccole modifiche, tale infrastruttura può essere utilizzata anche per combustibili e carburanti biogenici e sintetici. Per l’associazione, un divieto contraddice anche la libertà di commercio e industria. Anche l’AIHK menziona la sicurezza dell’approvvigionamento, scrivendo che tale sicurezza non deve essere messa in pericolo dalla formulazione del controprogetto diretto, il quale contiene un divieto parziale per i vettori energetici fossili. Secondo Avenergy, l’iniziativa ignora la realtà, poiché pensa di poter fare a meno di un importante pilastro dell’approvvigionamento energetico nello spazio di una sola generazione. Il TCS dubita che nel 2050 la disponibilità di combustibili e carburanti alternativi sarà sufficiente e si chiede se i prezzi saranno economicamente sostenibili. Inoltre, è probabile che il traffico transfrontaliero continuerà a dipendere dai combustibili fossili, se questi fossero ancora utilizzati
all’estero, argomentazione addotta anche dal Centre Patronal.
L’APF-HEV scrive che l’iniziativa graverebbe i proprietari di immobili di un onere sproporzionato, in quanto questi non sarebbero in grado di acquistare combustibili all’estero nello stesso modo in cui, ad esempio, gli automobilisti possono fare il pieno di benzina all’estero. Per l’associazione, un’ulteriore argomentazione contro l’iniziativa è il fatto che, a partire dal 2050, i sistemi di riscaldamento a combustibili fossili non potrebbero più essere messi in funzione. Tra le varie motivazioni, ZHK, FER e Centre Patronal respingono un divieto dei combustibili e carburanti fossili dal 2050 anche perché, fino alla data prevista per il divieto, lo sviluppo tecnologico rimane incerto. Inoltre, secondo ZHK e Centre Patronal, l’iniziativa prevede troppo poche disposizioni di deroga e la menzione della fattibilità tecnica è insufficiente. La FER scrive che la riduzione proposta dal Consiglio federale è preferibile, ma anche in questo caso restano delle questioni aperte. Swissmem accoglie con favore la riduzione nella misura tecnicamente possibile ed economicamente sostenibile prevista dal controprogetto, in quanto consentirebbe alle aziende con un elevato fabbisogno energetico per i loro processi di proseguire la produzione.
Questa è la principale preoccupazione dell’industria.
In luogo di una riduzione del consumo di combustibili e carburanti fossili, diversi partecipanti auspicano la promozione dello sviluppo di vettori energetici a bassa emissione di CO2 quale sostituto dei vet-
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