Rapporto esplicativo
Consultazione 2024/62: Modifica della legge federale sul materiale bellico (LMB) · 22 pagine
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complessivamente un valore aggiunto pari a 35 miliardi di franchi e 137 000 posti di lavoro. Queste cifre comprendono la produzione di armamenti (vale a dire il materiale bellico e i beni militari speciali), di beni a duplice impiego (vale a dire quelli che possono essere destinati sia a un uso civile che militare) e di beni a uso civile prodotti da imprese che producono armamenti e di beni a duplice impiego, nonché la prestazione di servizi lungo le catene di valore. Per la sola industria degli armamenti il valore aggiunto totale è pari a 2,3 miliardi di franchi e 14 300 posti di lavoro. Visti i legami a volte stretti tra l’industria degli armamenti e quella dei beni a duplice impiego – molte imprese sono attive contemporaneamente nei due ambiti – le restrizioni alle esportazioni nel primo settore possono ripercuotersi anche sul secondo (perdita di sinergie e di economie di scala). Numerose iniziative dell’UE in materia di armamento (ad es. ASAP, EDIRPA) escludono Paesi come la Svizzera e comportano così potenzialmente svantaggi per la nostra industria degli armamenti rispetto ai concorrenti europei.
Dall’inizio dell’attacco militare russo contro l’Ucraina, il nostro Paese, sulla base della LMB e del principio di parità di trattamento sancito dal diritto della neutralità, ha rifiutato a più riprese domande di Stati europei che desideravano riesportare verso l’Ucraina materiale bellico svizzero di loro proprietà. Varie imprese di armamenti svizzere hanno nel frattempo riferito che la loro clientela europea esita in misura crescente a firmare dichiarazioni di non riesportazione poiché, una volta acquistato il materiale bellico svizzero, desidera disporne liberamente, ad esempio per trasferirlo ulteriormente, senza dover chiedere alla Svizzera un’autorizzazione di cui non è dato sapere se verrà concessa o no. Si possono già constatare primi segnali e sforzi da parte di imprese multinazionali presenti in Svizzera volti a trasferire una parte della produzione di armamenti all’estero.
Limitare la validità delle dichiarazioni di non riesportazione a cinque anni permetterebbe di rispondere a queste esitazioni e di ripristinare la fiducia dei clienti europei nell’industria svizzera degli armamenti in quanto partner d’affari affidabile.
5.2 Ripercussioni sulla sicurezza della Svizzera
La prassi restrittiva della Svizzera in materia di riesportazione suscita incomprensione e malcontento, tant’è che vari Paesi europei hanno minacciato di non acquistare più materiale bellico svizzero. Le ripercussioni a medio e lungo termine che una simile evoluzione avrebbe sulla base tecnologica e industriale rilevante in materia di sicurezza (STIB) – una base richiesta dall’articolo 1 LMB – sono considerevoli, soprattutto considerato l’attuale costante aumento delle spese militari dei Governi occidentali; nel 2023, l’85 per cento dei clienti dell’industria svizzera degli armamenti consisteva in Paesi occidentali.
La Svizzera corre pertanto il rischio di trovarsi esclusa dalle catene di creazione di valore nel settore della difesa e dai relativi sviluppi tecnologici, con ripercussioni non soltanto sull’economia svizzera (cfr. n. 5.1) ma anche sull’approvvigionamento dell’esercito e sulla politica di sicurezza che potrebbero eventualmente risultare in contraddizione con la neutralità armata permanente del nostro Paese. Il Consiglio federale ha sottolineato che, per quanto sia impossibile coprire l’intero fabbisogno di