Rapporto sui risultati
Consultazione 2025/94: Legge federale concernente l’adeguamento del carbonio alle frontiere nell’importazione di merci in cemento (LACFC) – Attuazione dell’iniziativa parlamentare 21.432 · 29 pagine
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Rapporto sui risultati della procedura di consultazione relativa alla LACFC
6 Altri commenti generali sul progetto
6.1 Rapporto con il CBAM dell’UE e delimitazione settoriale
L’organizzazione metal.suisse sottolinea che l’adeguamento alle frontiere svizzero deve essere chiara- mente distinto dal CBAM dell’UE. Essa afferma che sono interessate esclusivamente le imprese che producono in Svizzera per il mercato interno e che il progetto stabilisce un meccanismo isolato a livello regionale e settoriale, volto a garantire la competitività dell’industria svizzera e a prevenire il «carbon leakage».
Per l’USS è invece fondamentale che la Svizzera si adoperi affinché il proprio adeguamento alle frontiere rimanga equivalente al CBAM dell’UE.
6.2 Integrazione nella politica climatica esistente, competitività e condi zioni quadro
L’associazione economiesuisse, l’usam, cemsuisse, scienceindustries e Swissmem chiedono un colle- gamento della legge con la LOCli. Concretamente, l’articolo 3 dovrebbe essere integrato in modo che la legge resti in vigore solo finché saranno applicabili le disposizioni di politica climatica della LOCli. Il motivo risiede nel fatto che la LOCli, con l’obiettivo delle emissioni nette pari a zero entro il 2050, defini- sce i requisiti centrali della politica climatica e un adeguamento del carbonio alle frontiere non sarebbe giustificato senza tale base.
Stahl Gerlafingen mette in guardia contro gli svantaggi per l’industria svizzera in termini di concorrenza. L’azienda rileva che l’UE, con l’introduzione del CBAM, riduce gradualmente l’assegnazione gratuita di diritti di emissione nell’EU ETS, fino a eliminarla completamente entro il 2034. Le imprese svizzere ne risulterebbero svantaggiate, in quanto la Svizzera si allinea a tale riduzione. Senza un CBAM settoriale per i comparti interessati, si profilerebbe il rischio di un doppio onere: meno assegnazioni gratuite di diritti di emissione e nessuna protezione contro le importazioni a elevata intensità di CO2. Ciò compromette- rebbe la competitività e aumenterebbe il rischio di «carbon leakage». Dal punto di vista dell’industria, è pertanto imperativo introdurre un CBAM settoriale oppure mantenere l’attuale assegnazione gratuita nel sistema SSQE svizzero, finché non sussista un meccanismo di protezione equivalente.
Le associazioni ambientaliste partecipanti considerano la LACFC come uno strumento di accompagna- mento che, previo apporto degli adeguamenti da esse menzionati, dovrebbe contribuire in modo com- plementare alla protezione del clima. Al contempo sottolineano la necessità di strumenti complementari per rendere i prodotti a basse emissioni di CO2 economicamente interessanti e per promuovere in modo mirato la decarbonizzazione dell’industria, come per esempio i contratti per differenza sul carbonio, gli standard edilizi o per i materiali da costruzione oppure i sussidi orientati alla domanda.
Le associazioni ambientaliste richiamano inoltre l’attenzione sulle possibilità legali già esistenti: la LPAmb e la LEne, in particolare per quanto riguarda l’energia grigia e la relativa attuazione nei MoPEC, contengono disposizioni formulate come norme potestative che finora sono state applicate solo in misura
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