Rapporto sui risultati

Consultazione 2010/145: Revisione dell'ordinanza sull'energia (OEn): garanzia di origine, rimunerazione per l'immissione di energia a copertura dei costi (RIC), efficienza energetica degli edifici e contributi globali · 28 pagine

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(SSES, Mountain Wildernes, Rheinaubund, USIE, axpo). Il rilevamento del prezzo di costo potrebbe tuttavia rivelarsi problematico: senza una contabilità d’esercizio (come accade spesso nel caso di piccoli impianti o di impianti privati) i costi non sarebbero infatti trasparenti. La riduzione dei tassi di rimunerazione dovrebbe pertanto essere prevista in un’ottica di proporzionalità solo per i progetti > 300 kW (Interessengemeinschaft Schweizerischer Kleinkraftwerk-Betreiber ISKB). Gli impianti più piccoli disporrebbero comunque già di minori margini di manovra economici. Secondo l’ISKB, in casi motivati si dovrebbe inoltre anche poter chiedere una RIC superiore. A fronte del numero limitato di progetti che possono essere presi in considerazione, il carico di lavoro di verifica sarebbe inoltre sostenibile per swissgrid.

La possibilità di adeguare i tassi di rimunerazione a un cambiamento delle condizioni quadro economiche anche nel corso di un anno è accolta positivamente in molte prese di posizione.

EVU Partners fanno presente che l’attuale formulazione «utili o perdite eccessivi» non è priva di problemi. Si consiglia pertanto di verificare in quale misura la dicitura nel senso di una copertura (completa) dei costi non si adatti meglio a impedire una copertura eccessiva o, al contrario, insufficiente.

Diversi partecipanti chiedono che la topografia, l’idrologia e la durata della concessione debbano essere parte integrante del tasso di rimunerazione delle piccole centrali idroelettriche, poiché sarebbero più determinanti dei costi d’investimento (S.A.F.E., I Verdi, associazioni ambientaliste e dei consumatori).

EWEM, EnAlpin e KWOG obiettano che l’adeguamento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) non è presa in considerazione. Si propone di precisare nell’OEn che le rimunerazioni indicate si intendono IVA esclusa.

Un partecipante (smallhydro) esige che all’atto del rilevamento dei prezzi di costo occorrerebbe stabilire chiaramente che gli adeguamenti verrebbero utilizzati solo a scopo di rettifica di eventuali sviluppi errati, per non mettere a rischio il rapporto di fiducia tra l’UFE e i produttori.

Dall’altro lato, tali adeguamenti vengono messi in discussione anche per principio: gli approcci di soluzione innovativi per progetti economici ne risulterebbero infatti penalizzati. La concessione di crediti avverrebbe infatti sulla base della conferma RIC. Il 95 per cento dei progetti verrebbe rimunerato «correttamente», per cui non occorre adeguare l’intero sistema. Una riduzione a posteriori violerebbe il principio della buona fede e sarebbe inoltre difficile da imporre sotto il profilo giuridico (Alpiq). Con la possibilità di riduzione, la disponibilità a effettuare investimenti risulterebbe nettamente ridotta (Alpiq).

Un partecipante ritiene incomprensibile che, nel caso degli impianti RIC, eventuali perdite debbano essere ulteriormente rimunerate (AEW). Il problema dell’aumento dei costi energetici primari (p.es. biomassa) costituirebbe un rischio d’impresa e dovrebbe pertanto essere sostenuto dall’imprenditore. Altrimenti occorrerebbe introdurre un’opportuna garanzia contro i rischi anche per tutti gli altri impianti di produzione per l’eventualità di un mancato raggiungimento di una determinata rimunerazione minima!

Viene infine sollevata la questione relativa alle possibilità di ricorso in caso di cambiamenti dei tassi di rimunerazione. Poiché ci si basa su impianti di riferimento, sarebbe senz’altro possibile e giustificabile che singoli impianti si situino al di fuori dei valori medi (mhylab).

A parità di specifiche relative all’ubicazione e al progetto sarebbero possibili rendite molto diverse. Ciò sarebbe dovuto alle differenti possibilità di finanziamento di progetti da parte degli operatori di mercato (New Energy Scout). Il fatto di ottenere il 70 o l’80 per cento di capitale di terzi e di dover corrispondere interessi modesti oppure elevati (a seconda delle dimensioni, della solvibilità e del debitore) avrebbe infatti un forte impatto sulla redditività. Sarebbe pertanto difficile escludere del tutto effetti di trascinamento tramite le tariffe per l’immissione in rete senza svantaggiare sensibilmente altri partecipanti al mercato. Una soluzione migliore e più equa sarebbe costituita ad esempio dallo strumento della fideiussione per i crediti stanziati per progetti concreti. Se questa regolamentazione dovesse entrare in vigore a posteriori, nel corso della durata della RIC, la certezza del diritto per i progetti ne risulterebbe compromessa.