Rapporto sui risultati
Consultazione 2013/92: Revisione della legge federale sul servizio civile (Legge sul servizio civile, LSC) · 24 pagine
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4.8 Formazione (art. 36, 36a, 37 LSC)
L’attuazione della mozione Müller viene approvata da 27 partecipanti alla consultazione (BE, LU, BS, BL, AR, TI, NE, GE, PPD, PEV, PLR, PES, PS, UCS, USAM, AWM, CFIG, EMK, GSZ, GSsE, Pro Militia, CIVIVA, USPC, SCI, KMS, CURAVIVA e senesuisse).
BE e TI sono favorevoli all’introduzione dell’obbligatorietà generale dei corsi di formazione. In questo modo l’impiego dei civilisti potrebbe risultare più proficuo. Secondo BE ciò consentirebbe inoltre di rispondere meglio alle particolari esigenze di tutela dell’infanzia per mezzo di opportune attività di sensibilizzazione.
BS è dell’opinione che la nuova regolamentazione in materia di formazione determini una maggiore chiarezza nei rapporti tra i civilisti e gli istituti d’impiego.
Secondo BL il prolungamento dei corsi di formazione a tre settimane consentirebbe agli istituti di impiego nel settore della sanità e dei servizi sociali di disporre di civilisti in possesso di una migliore formazione.
AR valuta positivamente l’ampliamento della formazione e il fatto che questa non comporti alcuna spesa aggiuntiva per la Confederazione, visto che gli oneri supplementari verranno compensati mediante un aumento dei contributi versati dagli istituti d’impiego. AR condivide la modifica degli articoli della LSC finalizzata ad una migliore formazione dei civilisti in ambito sanitario e in alcuni settori dei servizi sociali.
NE ritiene opportuna e motivata l’offerta di una formazione più approfondita, destinata in particolare ai civilisti con compiti di cura o assistenza. Sarebbe invece contrario ad un prolungamento generalizzato della formazione. Occorrerebbe definire in modo mirato la formazione dei civilisti, in base alle specificità del loro impiego e al relativo mansionario.
Il PPD reputa che il servizio civile potrebbe dare un valido contributo all’economia nazionale se i civilisti avessero la possibilità di sfruttare in ambito lavorativo le esperienze e le conoscenze acquisite durante il servizio, e una migliore formazione dei civilisti permetterebbe di raggiungere questo obiettivo. Sarebbe importante che la formazione venisse riconosciuta dal settore privato: dovrebbe perciò essere di elevata qualità, mirata ed essere certificata da un attestato.
Il PEV rileva che un tratto caratteristico del servizio civile consisterebbe nella frequente mancanza di competenze specifiche da parte dei civilisti. In primo piano vi sarebbe lo svolgimento del servizio; una professionalizzazione delle attività non rientrerebbe tra gli obiettivi, anche per ragioni legate al principio di non incidenza sul mercato del lavoro. Sarebbe invece determinante, sotto il profilo della qualità e dell’efficacia dei periodi d’impiego, il possesso di competenze soprattutto sociali ‒ come l’attitudine al lavoro di gruppo e la dedizione ai compiti affidati ‒ che difficilmente possono essere trasmesse mediante corsi di formazione. Inoltre occorrerebbe tenere sotto controllo i costi.
Il PLR fa notare che per ciò che concerne l’impegno richiesto e l’interesse suscitato, la formazione dovrebbe equivalere all’istruzione impartita nell’ambito del servizio militare. Una formazione di qualità sarebbe vantaggiosa per gli istituti d’impiego.
Secondo il PS l’ampliamento della formazione permetterebbe di accrescere l’utilità degli impieghi e di migliorarne la qualità e l’efficacia; ciò andrebbe a vantaggio degli istituti d’impiego, dei civilisti e di tutta la società. Condivide anche il previsto sistema di valutazione finalizzato a garantire il livello qualitativo. A questo scopo, sarebbe indispensabile che
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