Rapporto esplicativo
Consultazione 2015/33: Legge federale sulla parità dei sessi (LPar) · 21 pagine
Fedlex · Rapporto esplicativo · Pagina 8Fedlex · Rapporto esplicativo
Numeri di riferimento/incarto: COO.2180.109.7.168486 / 2015/00002
Per motivi pratici, il campo d’applicazione delle misure previste sarà limitato alle aziende con più di 50 collaboratori, di cui almeno dieci rappresentanti di ciascun sesso. In seguito a questa limitazione le misure interesseranno circa il 2 per cento delle aziende e il 54 per cento degli impiegati in Svizzera, mentre non saranno applicate direttamente sul 46 per cento degli impiegati.
Per controllare le analisi salariali, le autorità di numerosi Paesi utilizzano il sistema dei controlli a campione. Dalle esperienze conseguite all’estero emerge che controlli frequenti inducono le aziende a rispettare gli obblighi. Il controllo sistematico previsto in Svizzera dovrebbe dunque avere un effetto positivo sull’efficacia delle misure.
La metà delle aziende intervistate che hanno già effettuato un’analisi salariale ha in seguito adottato misure correttive, essenzialmente adeguando i salari delle donne. Conformemente a una stima approssimativa, a medio termine l’entità dell’adeguamento dei salari femminili dovrebbe ammontare a 1-2,2 miliardi di franchi (0,15-0,35 % del PIL). Secondo le aziende e gli esperti intervistati, di regola gli adeguamenti salariali necessari possono essere effettuati nel quadro delle «normali» negoziazioni salariali. In caso di adeguamenti più ingenti, gli esperti ritengono necessario un termine di realizzazione compreso tra uno e tre anni. Dal punto di vista economico, queste misure correttive non costituiscono un costo imposto dal disciplinamento ma un effetto di redistribuzione a favore dei salari delle donne.
L’adeguamento dei salari cagionerebbe costi soltanto se dovesse essere realizzato in tempi brevi.
Altre ripercussioni sulle aziende, sull’occupazione e sull’economia in generale
Le analisi salariali si ripercuotono soprattutto positivamente sulle aziende e sugli impiegati. Le aziende intervistate che ne hanno già effettuate lo confermano. Non ci si attende praticamente alcun effetto secondario indesiderato. Gli effetti positivi previsti sono
l’oggettivizzazione della discussione sui salari, la creazione di maggiore trasparenza, la sensibilizzazione delle direzioni imprenditoriali alle questioni della parità e un aumento della motivazione, della soddisfazione e della produttività degli impiegati.
Le aziende che non rispettano i loro impegni possono essere anche confrontate alle conseguenze negative delle misure, per esempio venendo escluse dal settore degli acquisti pubblici. L’AIR non ha tuttavia permesso di stimare il numero di aziende che potrebbero essere interessate.
Riguardo alle ripercussioni delle analisi salariali sull’occupazione non esistono dati empirici chiari. Il volume lavorativo delle donne non dipende infatti soltanto dai salari, ma anche da altri fattori quali le condizioni quadro strutturali volte a conciliare famiglia e lavoro e l’accesso a funzioni dirigenziali.
Per quanto concerne l’economia in generale, secondo studi empirici condotti in altri Paesi le misure previste dovrebbero tendenzialmente ripercuotersi in modo positivo sulla prosperità e sulla crescita economica, in primo luogo incrementando la produttività ed evitando distorsioni della concorrenza.
Conclusioni e raccomandazioni degli autori dell’AIR
Gli autori dell’AIR giungono alla conclusione che nel caso della discriminazione salariale è necessario un intervento statale. Il mandato costituzionale è chiaro e la situazione attuale rispecchia un fallimento del mercato. Finora, infatti, il mercato del lavoro non è stato in grado di realizzare la parità salariale prescritta dal diritto costituzionale. Le misure volontarie adottate in passato hanno apportato soltanto pochi miglioramenti. Gli autori ritengono che l’onere necessario alle aziende per applicare le misure previste sia proporzionato e che il risultante bilancio costi-benefici generale sarà positivo. Le misure appaiono opportune anche dalla prospettiva dell’economia in generale, pur essendo di per sé insufficienti a promuovere l’occupazione femminile.