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Consultazione 2005/30: Disposizioni esecutive della legge sui trapianti · 39 pagine
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- Altre malattie trasmissibili:
L'HTLV-1 è l'agente responsabile della leucemia umana a cellule T negli adulti. Il virus è endemico in Giappone, nei Caraibi, in parti dell'Africa, nel Medio Oriente, in Sudamerica, nella Melanesia e in Papua-Nuova Guinea. L'Europa e gli USA sono aree non endemiche con una prevalenza nettamente inferiore all'uno per cento. La trasmissione del virus della leucemia umana a cellule T (HTLV-1) attraverso il trapianto di fegato e reni di un donatore positivo è stata descritta nel 2003. I tre riceventi hanno sviluppato una mielopatia che in un caso ha condotto alla paraplegia. Il ruolo patogeno dell'HTLV-2 non è chiaro. Pur essendo riscontrato in concomitanza a varie patologie di questo tipo, l'HTLV-2 pare non provocare malattie ematiche. Attualmente all'HTLV-2 vengono attribuite alcune manifestazioni di malattie neurologiche, anche se finora non è stata dimostrata una relazione causale. È opportuno continuare a testare l'HTLV-2 insieme all'HTLV-1, dal momento che il suo ruolo patogeno non è chiaro. Il test del virus della leucemia umana a cellule T (HTLV-1 e 2) è obbligatorio solo per i donatori provenienti da aree endemiche o che hanno soggiornato in aree endemiche, questo perché in Svizzera le infezioni con l'HTLV-1 sono rare.
Gli agenti patogeni elencati nell'Allegato 4 alla cifra 1.4 possono essere trasmessi tramite un trapianto e possono causare gravi malattie nel ricevente. Ciò dipende tra l'altro dal tipo di tessuto, dallo stato sierologico del ricevente, dal tipo e dall'intensità del trattamento immunosoppressivo, dalle infezioni batteriche e da altri fattori. Per questo motivo devono essere svolti test adeguati nel caso in cui sussista il rischio di trasmissione dell'agente patogeno.
2.1.4.20 Art. 30 Requisiti dei test su tessuti e cellule
Anche in caso di donazione di tessuti e cellule le analisi del sangue devono essere aggiornate, al fine di poter escludere la presenza di malattie infettive trasmissibili o di una nuova infezione. Al fine di garantire che i test forniscano risultati significativi, i campioni su cui eseguire i test devono essere prelevati immediatamente prima o immediatamente dopo il prelievo dei tessuti o delle cellule (cpv. 2).
Il capoverso 3 stabilisce che in caso di donatori viventi i campioni debbano essere prelevati al momento della donazione, oppure al massimo sette giorni prima o dopo la donazione. Questo lasso di tempo è sufficiente per l'esecuzione dei test e permette di contenere per quanto possibile il rischio di una nuova infezione. Un'altra importante misura nel caso di donatori viventi è rappresentata dall'obbligo di prelevare e sottoporre ad esame un ulteriore campione dopo sei mesi, qualora non possa essere provato che tutti gli agenti patogeni sono stati disattivati. In tal modo possono essere individuate malattie che al momento del prelievo del primo campione erano ancora in fase di incubazione. I tessuti e le cellule possono essere trapiantati soltanto se l'esito del secondo test non esclude un trapianto.
In caso di trapianto allogeno di cellule staminali del sangue prelevate dal midollo osseo o da sangue periferico i campioni devono essere prelevati entro 30 giorni prima del prelievo. Nel caso di cellule staminali del sangue ottenute dal sangue del cordone ombelicale devono essere prelevati alla madre i campioni di sangue necessari per l'esecuzione del test entro sette giorni dopo la nascita del figlio (cpv. 4 e 5). Gli stessi requisiti sono riportati anche nelle norme internazionali concernenti l'utilizzazione di cellule staminali del sangue menzionate all'Allegato 2.