Rapporto esplicativo

Consultazione 2017/80: Approvazione della Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo · 24 pagine

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Congo, Saint Lucia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Togo, Trinidad e Tobago, Tunisia, Ucraina e Ungheria. La Convenzione è stata inoltre accettata da Barbados, Gabon, Guinea-Bissau, Libano, Romania e Sudafrica.

Il timore degli Stati che nel 2001 avevano votato contro la Convenzione o si erano astenuti, ossia che la Convenzione sarebbe entrata in conflitto con la Convenzione sul diritto del mare e avrebbe relegato in secondo piano le sue disposizioni, appare oggi ingiustificato. La Francia ad esempio ha aderito alla Convenzione nel 2003 dopo averla osteggiata nel 2001. Altri Stati inizialmente critici come la Germania stanno inoltre preparando l’adesione. Già oggi la Convenzione produce effetti tali per cui essa non può più essere ignorata dagli Stati ancora rimasti in disparte.

1.4 Sintesi del contenuto della Convenzione

La Convenzione comprende un preambolo, 35 articoli e un allegato sotto forma di «Regole concernenti gli interventi sul patrimonio culturale subacqueo», che come stabilito dall’articolo 33 della Convenzione sono parte integrante di quest’ultima.

La Convenzione non è direttamente applicabile. Gli Stati contraenti devono

provvedere affinché la propria legislazione ottemperi ai relativi obblighi.

L’articolo 1 contiene le definizioni. Il patrimonio culturale subacqueo, oggetto della Convenzione, è definito in senso molto ampio includendo in linea di principio tutte le tracce di esistenza umana sommerse da almeno 100 anni. L’articolo 2 stabilisce due principi fondamentali per la gestione di questo patrimonio: nei limiti del possibile, i beni devono essere conservati e protetti nel luogo in cui si trovano; il loro sfruttamento commerciale è vietato.

Gli articoli 7–12 stabiliscono le diverse competenze e le disposizioni operative per gli Stati contraenti per quanto riguarda le acque costiere e l’alto mare.

Negli articoli 14–21 sono elencati gli obblighi generali per gli Stati contraenti.

Assume un’importanza cruciale l’articolo 14, in base al quale gli Stati sono tenuti a impedire l’ingresso sul loro territorio nonché il commercio di elementi del

patrimonio culturale subacqueo illecitamente acquisiti. Inoltre devono imporre sanzioni per qualsiasi violazione delle misure adottate al fine dell’attuazione della Convenzione e prevedere la possibilità del sequestro dei beni culturali acquisiti in modo illecito (art. 17 e 18). Tra gli ulteriori obblighi degli Stati contraenti figurano la condivisione delle informazioni, l’adozione di misure per sensibilizzare il pubblico e la promozione della formazione in materia di archeologia subacquea (art. 19–21).

Le restanti disposizioni riguardano questioni organizzative, le procedure di ratifica e gli emendamenti.

La Convenzione può essere denunciata (art. 32).