Rapporto esplicativo

Consultazione 2017/80: Approvazione della Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo · 24 pagine

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1.5 Valutazione

La Convenzione costituisce uno strumento efficace per impedire il saccheggio e lo sfruttamento del patrimonio culturale subacqueo, fenomeni in forte crescita a livello mondiale, e garantirne la salvaguardia. Essa colma una lacuna per quanto concerne gli strumenti a disposizione dell’UNESCO per tutelare il patrimonio culturale e si è affermata come importante punto di riferimento per il diritto internazionale in materia di archeologia subacquea. Benché sia applicabile a tutte le acque, la

Convenzione rivolge un’attenzione particolare alla protezione del patrimonio culturale nei mari.

La Convenzione concretizza la protezione del patrimonio culturale rinvenuto nei mari, esplicitamente prevista dalla Convenzione sul diritto del mare, e ne disciplina l’attuazione. Per la prima volta, per le zone di alto mare vengono così stabilite regole specifiche e vincolanti di diritto internazionale relative al patrimonio culturale subacqueo, che consentono di intervenire concretamente in caso di minaccia.

Quale Paese privo di sbocchi sul mare, la Svizzera è interessata dalla Convenzione a un duplice livello: sul piano nazionale in relazione al patrimonio culturale subacqueo nei propri laghi, fiumi, paludi e sorgenti, sul piano internazionale per quanto

riguarda i cittadini svizzeri e le imbarcazioni sotto bandiera svizzera che navigano in alto mare nonché il ruolo della Svizzera nel commercio internazionale di beni culturali.

Nel campo dello studio e della conservazione di oggetti sommersi, la Svizzera è assai rinomata a livello internazionale. Collaborando già oggi con l’estero in varie forme (p. es. nel quadro dello Swiss Coordination Group per quanto concerne il Patrimonio mondiale transnazionale seriale delle «palafitte» o in quello dei

Congressi internazionali di archeologia subacquea IKUWA organizzati

periodicamente), è in grado di fornire un contributo sostanziale al dibattito

scientifico internazionale, all’elaborazione di buone pratiche e in materia di

governance. Nel contempo, dallo scambio istituzionalizzato nel contesto della Convenzione è lecito attendersi importanti impulsi per la ricerca, le innovazioni concernenti le misure di conservazione e il coordinamento in Svizzera. Una ratifica consentirebbe di confermare e rafforzare l’impegno e il prestigio della ricerca svizzera in quest’ambito a livello internazionale. Il patrimonio culturale necessita di essere tutelato non solo nei mari del mondo, ma anche nelle acque interne. Sotto gli auspici della Convenzione, la Svizzera potrebbe concludere accordi bilaterali o multilaterali a livello regionale riguardanti la gestione del patrimonio culturale subacqueo nei propri laghi di frontiera.

Sul piano nazionale, una ratifica potrebbe altresì favorire la sensibilizzazione di un vasto pubblico in merito alla vulnerabilità dei beni culturali sommersi e alla loro importanza per la società odierna. Anche in Svizzera i saccheggi costituiscono una minaccia crescente per i siti subacquei, e pertanto delle misure di sensibilizzazione sono sempre più necessarie.

A livello internazionale, un’adesione alla Convenzione testimonierebbe che la Svizzera è pronta ad assumersi le proprie responsabilità per quanto concerne il patrimonio culturale dell’umanità e a impegnarsi attivamente in favore della sua protezione, dello sviluppo di strategie di conservazione sostenibili,