Rapporto esplicativo

Consultazione 2006/39: Ratifica della Convenzione dell'UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale · 25 pagine

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Ratifica della Convenzione dell’UNESCO del 2003: Rapporto esplicativo

1 Punti essenziali del trattato

1.1 Contesto

1.1.1 Cenni sull’importanza del patrimonio culturale immateriale

Il riconoscimento internazionale del patrimonio culturale immateriale trova le sue origini nell’esigenza delle società di garantire una continuità culturale e un rafforzamento delle identità regionali e nazionali. Con l’accelerazione del mutamento sociale, l’interconnessione globale della comunicazione e del commercio che vanno di pari passo con le tendenze all’omologazione, l’importanza fondamentale del patrimonio culturale immateriale per ciò che riguarda la socializzazione di bambini e ragazzi, la comunicazione tra generazioni, la trasmissione di valori e la conformazione delle identità culturali è stata posta al centro dell’attenzione.

A partire dagli anni Cinquanta, la Conferenza generale dell’UNESCO ha emanato una serie di convenzioni internazionali volte a preservare il patrimonio culturale e naturale. In seguito, beni culturali mobili e immobili e paesaggi naturali sono divenuti oggetto di accordi di salvaguardia. Le principali convenzioni dell’UNESCO ratificate dalla Svizzera – la Convenzione dell’Aia del 1954, la Convenzione sul trasferimento di beni culturali del 1970 e la Convenzione sul patrimonio dell’umanità del 19721 – sottolineano l’esigenza crescente di adottare regolamentazioni internazionali nel campo della salvaguardia del patrimonio culturale. Insieme ad alcuni accordi europei (Convenzione di Granada del 1985, Convenzione di La Valletta del 1992),2 i regolamenti summenzionati contribuiscono con le loro differenti finalità a formare il concetto d’insieme della politica del patrimonio culturale.

Con la Convenzione sul patrimonio mondiale del 1972 è stata avviata una politica culturale internazionale di successo nel campo dei siti culturali e dei paesaggi culturali e naturali. Nella Lista mondiale del patrimonio culturale e naturale dell’UNESCO figurano attualmente 830 beni (stato settembre 2006). Circa un quinto di questi è peraltro concentrato in cinque Paesi relativamente piccoli dell’Europa occidentale (Italia, Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna), mentre i siti nei Paesi africani e dell’Oceania sono nettamente sottorappresentati. Ciò è dovuto in parte al fatto che in molte regioni di questi continenti il patrimonio culturale è presente principalmente sotto forma di conoscenze e abilità tradizionali e trova la sua espressione nella musica e nella danza, nel teatro e nei rituali. Poiché questo patrimonio culturale non è stato considerato dalla Convenzione sulla protezione del patrimonio mondiale del 1972, molti Paesi non hanno potuto nominare i loro importanti beni culturali immateriali affinché venissero inclusi nella Lista del patrimonio mondiale.

1 Convenzione dell’Aia del 14 maggio 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (con le disposizioni esecutive e i protocolli del 1954 e del 1999) (RS 0.520.3); Convenzione del 14 novembre 1970 concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali (RS 0.444.1); Convenzione del 23 novembre 1972 per la protezione del patrimonio mondiale culturale e naturale (RS 0.451.41). Con un’ulteriore Convenzione non ancora entrata in vigore né ratificata dalla Svizzera, nel 2001 l’UNESCO mirava a tutelare il patrimonio culturale archeologico sottomarino. 2 Convenzione europea per la salvaguardia del patrimonio architettonico (RS 0.440.4) conclusa a Granata il 3 ottobre 1985; Convenzione europea per la salvaguardia del patrimonio archeologico (riveduta) (RS 0.440.5), conclusa a La Valletta il 16 gennaio 1992.