Rapporto esplicativo
Consultazione 2006/39: Ratifica della Convenzione dell'UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale · 25 pagine
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Ratifica della Convenzione dell’UNESCO del 2003: Rapporto esplicativo
„Proclamation des chefs-d’oeuvre du patrimoine oral et immatériel de l’humanité”
Il programma „Proclamation des chefs-d’oeuvre du patrimoine oral et immatériel de l’humanité”, lanciato nel 1997, aveva lo scopo di promuovere, attraverso la designazione di esempi straordinari di patrimonio culturale immateriale, la consapevolezza del valore di questo patrimonio, stimolando gli Stati membri dell’UNESCO ad adottare provvedimenti nonché in ultima analisi ad ampliare le proprie esperienze nel campo della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale a livello nazionale.8
Tra le 150 candidature esaminate in prima analisi da specialisti di organizzazioni non governative, una giuria internazionale ne selezionò 90 nel corso di tre fasi (2001, 2003 e 2005), dichiarandole “capolavori”. La sintesi mostra una vasta distribuzione geografica di tali opere. I “capolavori” provengono da oltre settanta diversi Paesi e regioni: 14 dall’Africa, 8 dai Paesi arabi, 30 dalla regione Asia-Pacifico, 21 dall’Europa e 17 dall’America latina e dai Caraibi.
Nonostante alcuni problemi concettuali e di ordine pratico, il programma „Proclamation des chefsd’oeuvre du patrimoine oral et immatériel de l’humanité” venne giudicato un successo per quanto concerne la sua attuazione e ha costituito pertanto un importante riferimento nella stesura della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Le esperienze maturate con questo programma hanno rivelato in particolare che l’oggetto del patrimonio culturale non consente una definizione circoscritta se si considera il patrimonio culturale nella sua pluralità globale.
1.2 Nascita della Convenzione
Il successo del programma „Proclamation des chefs-d’oeuvre du patrimoine oral et immatériel de l’humanité” ha conferito slancio agli sforzi volti all’elaborazione di una Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale. Con i cambiamenti geopolitici intervenuti dalla fine degli anni Ottanta, l’estensione dell’economia di mercato, le possibilità di riproduzione digitale e il rapidissimo sviluppo della tecnologia della comunicazione è aumentato anche il fabbisogno di misure efficaci volte a preservare la cultura tradizionale. La raccomandazione dell’UNESCO del 1989 è stata giudicata insufficiente; è stata chiesta invece l’istituzione di uno strumento giuridico vincolante.
Valutazione della raccomandazione dell’UNESCO del 1989
I lavori per la stesura della Convenzione sono iniziati nel 1999. Allora, l’UNESCO operò una valutazione approfondita della raccomandazione dell’UNESCO del 1989 che portò alle seguenti conclusioni:9
• In qualità di soft law, la raccomandazione del 1989 non consentiva l’auspicata attuazione sul
piano nazionale. Così, ad esempio, all’inizio degli anni Novanta solo sei Stati avevano reagito a una richiesta in tal senso da parte del Segretariato generale dell’UNESCO.
• Le misure di salvaguardia dovrebbero ispirarsi a un approccio unitario. Oltre al “folclore”, si
dovrebbe tenere conto maggiormente anche del sapere tradizionale nonché di elementi culturali materiali e naturali.
8 Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity: Proclamations 2001, 2003 and 2005, Parigi: UNESCO 2006.
9 Cfr. Peter Seitel (Hrsg.), Safeguarding Traditional Cultures: a global assessment of the 1989 UNESCO Recommendation on the Safeguarding of Traditional Culture and Folklore, edited and webbed by Peter Seitel, Washington DC 2001: Smithsonian Institution, Center for Folklife and Cultural Heritage (www.folklife.si.edu/resources/Unesco/index.htm).