Rapporto sui risultati
Consultazione 2008/104: Modifica della LF sugli stranieri quale controprogetto indiretto all'Iniziativa espulsione · 24 pagine
Fedlex · Rapporto sui risultati · Pagina 5Fedlex · Rapporto sui risultati
Diversi Cantoni rilevano che anche nell’attuazione del controprogetto indiretto si deve tenere conto in tutti i casi individuali del principio della proporzionalità (durata del soggiorno, tipo di permesso rilasciato, situazione familiare, colpa della persona in questione).
Cinque Cantoni si pronunciano contro il progetto, perlopiù adducendo che le possibilità di sanzionare i reati previste dal diritto vigente sono sufficienti. Ritengono inoltre opportuno attendere che siano maturate ulteriori esperienze con la LStr. Per quanto concerne la problematica dell’esecuzione degli allontanamenti (in particolare l’acquisizione dei documenti e la cooperazione lacunosa degli Stati d’origine), tali Cantoni non ritengono che il controprogetto sia in grado di migliorare la situazione.
Tra i partiti, il PSS ritiene il controprogetto superfluo. La prassi da esso perseguita per quanto concerne gli stranieri che commettono reati è già attuabile in virtù delle disposizioni legali vigenti; attualmente, la maggior parte dei Cantoni si mostra addirittura più severa. Occorrerebbe attendere dapprima le esperienze che saranno maturate con la LStr, che come detto è entrata in vigore il 1° gennaio 2008. Il PSS sarebbe tuttavia disposto a dare la propria approvazione a una revoca dei permessi pronunciata per principio in caso di pene detentive di due anni (art. 63 AP-LStr), qualora fossero mantenute le possibilità di deroga e si rinunciasse a ulteriori inasprimenti.
Secondo il PLR, gli stranieri sono benvenuti in Svizzera se si attengono alle regole e si integrano. Chiunque non si integra deve attendersi sanzioni. Questo principio dettato da una politica globale in materia d’integrazione va applicato anche ai criminali che commettono reati gravi. Il PLR considera che tali stranieri abusano dell’ospitalità della Svizzera e vanno pertanto imperativamente espulsi. Si può prescindere da tale principio solo per rispettare il diritto internazionale cogente o di fronte a un’impossibilità tecnica di eseguire l’allontanamento. La proposta del Consiglio federale per quanto concerne la disciplina della revoca si ferma a metà strada. Le condizioni complementari relative all’integrazione in vista del rilascio del permesso di domicilio sono invece accolte favorevolmente.
L’UDC respinge il controprogetto, trovandolo privo di soluzioni incisive e praticabili. Per l’UDC, esso rispecchia l’assenza di volontà da parte del Consiglio federale di pronunciarsi con chiarezza sulla questione della criminalità degli stranieri e di adottare lo spirito dell’iniziativa popolare.
Il PPD approva in linea di principio il controprogetto, trovandolo tuttavia troppo esitante. Postula inoltre la reintroduzione dell’espulsione giudiziaria quale pena accessoria.
Il PEV approva parzialmente il controprogetto (rilascio del permesso di domicilio a condizione che il candidato sia ben integrato). Approva inoltre, in linea di massima, la concretizzazione dei motivi di revoca dei permessi e l’armonizzazione della prassi. Tuttavia ritiene le disposizioni proposte troppo eccessive.
Per il PCS, il controprogetto è troppo severo. Esso rivede disposizioni in materia d’integrazione entrate in vigore solo poco tempo fa e il cui impatto non ha ancora potuto essere misurato. L’unico provvedimento accettabile è la revoca del permesso in caso di reato grave (pena detentiva di almeno due anni).
Per I Verdi, il controprogetto è prematuro, superfluo e privo di base oggettiva. Nell’ottica delle libertà fondamentali e dei diritti umani, va assolutamente respinto.
Per quanto riguarda le altre cerchie interessate, quelle , che si sono espresse a favore del controprogetto sottolineano l’aspetto dell’armonizzazione della prassi. Per loro, il controprogetto è più coerente dell’iniziativa popolare. Inoltre, la Svizzera non può permettersi di violare la Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali o l’Accordo sulla libera circolazione delle persone. Visto il forte consenso che susciterebbero in seno alla popolazione misure severe nei confronti degli stranieri che commettono reati, le misure proposte dal Consiglio federale devono assolutamente essere conformi allo Stato di diritto e nel contempo efficaci.
Le cerchie interessate che respingono il controprogetto non vedono il bisogno di questa nuova revisione di legge, a poco più di un anno dall’introduzione della LStr. Occorrerebbe raccogliere prima ulteriori esperienze e non lasciarsi indurre dall’«iniziativa espulsione» a un cieco attivismo legislativo. I punti su cui verte la revisione della LStr mirano ad alzare la soglia d’integrazione per gli immigrati e a indebolire il loro statuto giuridico. Il controprogetto raggiunge peraltro un’unità di dottrina solo per quanto concerne gli aspetti repressivi.