Rapporto esplicativo
Consultazione 2010/129: Controprogetto diretto all'iniziativa popolare «Sì alla medicina di famiglia» · 22 pagine
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possiedono competenze che li avvicinano sempre di più ai medici, nella loro qualità d'interlocutori in grado di lavorare in modo autonomo e di assumersi responsabilità specialistiche. Poiché una medicina di base deve comprendere, oltre alle cure vere e proprie, anche e soprattutto la prevenzione, la riabilitazione e le cure palliative, è evidente che l’interconnessione e la stretta collaborazione tra i diversi professionisti sono requisiti imprescindibili.
Già oggi la medicina di base viene prestata, oltre che dai medici di famiglia, anche da altri professionisti universitari e non universitari del settore della salute. Inoltre, molti pazienti trovano un’assistenza adeguata alle loro esigenze e ai loro bisogni nei centri sanitari e di pronto soccorso come quelli che, spesso in cooperazione con ospedali, stanno sorgendo nelle città. Infine, mentre alcuni pazienti costantemente in cura da medici specialisti auspicano in linea di principio il proseguimento di questo tipo di assistenza, altri chiedono di poter essere seguiti da vicino da un medico di famiglia. Una tale molteplicità di esigenze dei pazienti non può essere soddisfatta da un percorso terapeutico prescritto unilateralmente nella Costituzione.
Al contrario, la popolazione svizzera attribuisce grande importanza alla libera scelta del medico e ritiene che spetti al singolo individuo decidere se e come eventualmente limitare tale scelta. Queste posizioni di fondo non trovano riscontro nell’iniziativa popolare, in quanto essa stabilisce che, di regola, il medico di famiglia deve essere la prima risorsa del sistema di cure. Inoltre, a fronte dell’accresciuta incidenza delle patologie multiple complesse, desta interrogativi dal punto di vista della politica sanitaria la proposta di designare, privilegiandola, un’unica categoria professionale quale, di regola, prima risorsa per la cura di malattie e infortuni, precludendo di fatto a tutti gli altri medici specialisti la possibilità di offrire le prime consultazioni. Questo meccanismo, infatti, avrebbe importanti ripercussioni sulla libera scelta del medico.
Inoltre, se venisse accettata, l’iniziativa comporterebbe costi elevati: basti ad esempio pensare che occorrerebbe assicurare l’accesso alla professione a tutti i medici di famiglia (p.es. tramite l’eliminazione permanente delle limitazioni riguardanti l’autorizzazione a esercitare nel quadro dell’assicurazione sociale malattie; cfr. cpv. 4 lett. b del testo dell’iniziativa). La Confederazione e i Cantoni verrebbero in tal caso privati, in base alla Costituzione, di qualsiasi strumento di gestione anche in quelle regioni dove notoriamente non sussiste alcuna penuria di beni e servizi della medicina di base. L’estensione quantitativa risultante dall’offerta eccessiva provocherebbe un incremento dei costi e lo stesso farebbero le richieste inerenti all’ampliamento e all’adeguata remunerazione delle prestazioni (cfr. cpv. 4 lett. c), nonché alla valorizzazione delle particolari attività di consulenza e di coordinamento (cfr. cpv. 4 lett. d). I costi supplementari così generati dovrebbero essere coperti dai premi delle assicurazioni sociali e dalle entrate fiscali della Confederazione e dei Cantoni.
Riepilogando, analogamente all’iniziativa, il Consiglio federale riconosce la necessità d'intervenire nel settore della medicina di base. In aggiunta ai provvedimenti5 già adottati in questo settore dalla Confederazione e dai Cantoni negli ultimi anni, sono ora previste ulteriori misure a breve termine (cfr. punto 5). Ciò nonostante, il Consiglio federale è del parere che, a livello costituzionale,
5 Gruppo di lavoro «Assistenza medica di base» CDS / UFSP; http://www.gdkcds.ch/251.0.html