Rapporto sui risultati
Consultazione 2019/85: Messaggio concernente la riforma della previdenza professionale · 33 pagine
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medio termine occorra puntare a un’aliquota tecnica, depoliticizzata. L’UDC considera la riduzione al 6 per cento proposta dal Consiglio federale come un primo passo e chiede che i parametri tecnici siano scorporati dalla LPP (come proposto nell’iniziativa parlamentare 12.414). Ritiene che per ragioni attuariali l’evoluzione demografica imponga una riduzione al 5 per cento e chiede al Consiglio federale di studiare approfonditamente lo scorporo dei parametri tecnici dalla legge. PES, PSS, PS 60+ e PSS-D sono disposti ad accettare una riduzione dell’aliquota minima di conversione dal 6,8 al 6 per cento soltanto a patto che il livello attuale delle rendite venga mantenuto.
3.1.3 Autorità e istituzioni affini
UCS, ACS e CDOS approvano la riduzione dell’aliquota, ma ritengono importante che l’adeguamento non comporti una riduzione delle rendite. A loro giudizio, le misure compensative garantiscono il mantenimento del livello attuale.
3.1.4 Associazioni mantello nazionali dell’economia
Le associazioni mantello dell’economia approvano la riduzione dell’aliquota dal 6,8 al 6 per cento.
Secondo l’USS, il pezzo forte della riforma è costituito dal supplemento di rendita finanziato solidalmente, il quale consente di mantenere l’attuale livello di prestazioni nonostante la repentina riduzione dell’aliquota minima di conversione. Anche Travail.Suisse accetta la riduzione soltanto a patto che sia mantenuto il livello attuale delle rendite.
L’USI approva l’intenzione di ridurre l’aliquota minima di conversione al 6,0 per cento, anche se dal punto di vista attuariale si giustificherebbe una riduzione molto più netta. Sottoscrive la soluzione proposta non solo in considerazione dei costi necessari per una compensazione socialmente sufficiente della diminuzione delle rendite, ma anche perché in futuro il Consiglio federale procederà ogni cinque anni, con il coinvolgimento delle parti sociali, a una valutazione dell’adeguatezza dell’aliquota minima e dell’evoluzione del livello delle rendite e presenterà una proposta al Parlamento. A lungo termine, per i datori di lavoro continuerà naturalmente a essere di fondamentale importanza la depoliticizzazione dell’aliquota minima di conversione, in quanto parametro attuariale.
L’USAM approva gli adeguamenti proposti. Dal punto di vista attuariale occorrerebbe un adeguamento dell’aliquota minima di conversione al 5 per cento o anche meno, ma politicamente un passo del genere è pressoché improponibile. Inoltre, per molte imprese e molti assicurati i costi supplementari generati dalle necessarie misure compensative sarebbero semplicemente insostenibili. Di conseguenza, è necessario procedere per gradi. Alla luce di queste premesse, l’USAM approva espressamente anche il fatto che in avvenire il Consiglio federale, con il coinvolgimento delle parti sociali, presenterà ogni cinque anni un rapporto sull’entità dell’aliquota minima e sulle basi di calcolo applicabili alla sua determinazione.
Anche l’UCS si schiera a favore della riduzione dell’aliquota di conversione. L’ASB ritiene che le ridistribuzioni attualmente previste dal sistema siano insostenibili.
3.1.5 Altre organizzazioni e organi d’esecuzione interpellati
Le organizzazioni interpellate che esprimono un parere su questo punto sono favorevoli a una riduzione dell’aliquota minima di conversione (Agile, IZS, VVP, ASA/SAV, SDRCA, In-
clusion Handicap, CSA, ASA/SVV, ASIP, FER, inter-pension, USDCR, KGAST, VASOS,
Vorsorgeforum, CSEP, ASA/SVS e PS). Agile pone però come condizione che siano adottate anche le misure compensative proposte. Inclusion Handicap approva la prevista riduzione dell’aliquota minima di conversione a patto che sia mantenuto l’attuale livello di presta-